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20 maggio 2018

Libera Professione: le riflessioni su ENPAPI da parte di alcuni Infermieri


Giovedì 16 novembre scorso il presidente dell’Enpapi, Mario Schiavon, e il direttore generale, Marco Bernardini, accompagnati da Giandomenico Pallotta, responsabile dell’area amministrazione, si presentano a Palazzo San Macuto per un’audizione in commissione parlamentare bicamerale di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

Tutto prende spunto da una lettera, arrivata a Di Gioia e a Galati, lettera di cui non si distingue la firma. Ma il contenuto pone sul tavolo alcune questioni non di poca importanza e la commissione vuole vederci chiaro. Tra le questioni sul piatto ci sono gli emolumenti per il presidente e gli investimenti dell’ente. In particolare uno è giudicato anomalo e riguarda la banca Igea, piccola banca siciliana con qualche raro sportello a Roma. E ancora il pagamento di un incarico a una società di lobbing.

(tratto dal sito www.Nurse24.it):

Per saperne di più Tra lobby e compensi. Enpapi davanti alla bicamerale

 

Oggi riceviamo e pubblichiamo una lettera di alcuni infermieri liberi professionisti che intervengono sulla questione.

Un amministratore od un politico deve saper capire quando il proprio tempo è finito.

Ed il tempo può finire per varie ragioni. Perché non si è più rieleggibili in una carica o perché, con merito o con demerito, non ci sono più le condizioni perché un’esperienza possa proseguire.

La situazione descritta è quella che, in queste settimane sta vivendo il dott. Mario Schiavon, Presidente dell’ENPAPI, l’Ente di previdenza della categoria infermieristica.

Affermo ciò sulla base di quanto è ormai emerso pubblicamente, addirittura nelle aule parlamentari, innanzi alla Commissione che vigila sulla Casse di previdenza.Prima di scendere nel merito delle questioni più gravi e rilevanti, voglio chiaramente ribadire il mio pensiero: il Presidente Schiavon deve dimettersi. Subito.Dopo l’immagine che ha dato della sua carica – che inevitabilmente rappresenta un mondo, una

professione ed una comunità – egli non può che trarre queste semplici ed ineluttabili conclusioni.

Chi guarda dall’esterno non può che rilevare un degrado istituzionale che coinvolge l’ENPAPI a cui si può rimediare esclusivamente con un ricambio radicale della governance dell’Ente.

Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di un uomo che ricopre quel ruolo dal lontano 2003 e che, alla fine del 2017, appare come una figura aggrappata, con tutte le sue forze, alla propria poltrona.

Non è una immagine edificante, soprattutto perché si apprende come l’uomo abbia operato – con una sorta di sistema a tenaglia e senza risparmio di energie – prima arricchendo, in vario modo, il proprio emolumento mensile e, poi, lottando contro una norma dello Stato che, dal 2012 – con l’azzeramento degli emolumenti agli amministratori-pensionati – ha dato un chiaro segnale in termini di avvicendamento e ricambio, anche generazionale, nel settore istituzionale.

Quest’ultima lotta si è protratta fino a giungere addirittura ad ingaggiare – a spese dell’Ente – una società di lobbying incaricata di perorare la modifica del regime giuridico a lui sfavorevole.

Se quanto affermato non emergesse dagli atti parlamentari, questo resoconto potrebbe apparire esagerato od irrealistico.

Ma ripartiamo per ordine: Mario Schiavon, nella propria longeva carriera di Presidente dell’ENPAPI si è disegnato un vestito su misura, basato su emolumenti sempre più sostanziosi.

L’ENPAPI, già in passato, finì sulle cronache giornalistiche per essere una Cassa molto generosa nei confronti dei propri amministratori, ma ciò che fa la differenza – molte volte – sono le modalità di esecuzione di una scelta organizzativa o di una linea politica.

Colpisce come sia emerso che l’emolumento presidenziale sia, formalmente, solo la metà di ciò che è effettivamente percepito dal più alto inquilino dell’Ente di via Alessandro Farnese.

Un meccanismo incomprensibile – del quale bisognerebbe chiedere conto anche agli organismi di vigilanza – ha infatti consentito, e consente, di sommare un emolumento forfetario – un’indennità di carica già di per sé più che adeguata – ad un gettone di presenza che matura in occasione di ogni impegno istituzionale, con la peculiarità che questi impegni istituzionali – per il Presidente Schiavon – si ripetono con frequenza pressoché quotidiana e, pertanto, il gettone non viene richiesto soltanto nei giorni in cui sono calendarizzate le riunioni degli Organi statutari, bensì anche ogni qualvolta esso si rechi in ufficio.

Tale prassi – seccamente bocciata dalla vigilanza ministeriale in altri enti – in ENPAPI è stata lungamente tollerata e – parlano i dati – è sopravvissuta senza alcuna deroga sino ai giorni odierni.

Se a questa generosità aggiungiamo la descritta lotta senza quartiere ingaggiata, dal dott. Schiavon, contro la norma che consente, solo a titolo gratuito, l’accesso alle cariche elettive per i pensionati, il quadro che ne emerge si fa ancora più fosco, perché fa percepire il livello e la qualità delle priorità che l’attuale capo dell’ENPAPI pone nella propria azione di governo.

Priorità numero uno: la propria posizione, ben retribuita, reiterata negli anni (ben quattordici!) e confermata anche dopo che, da cinque anni, lo Stato ha dettato una linea precisa, sfavorendo i doppi emolumenti (pensionistici e di carica); il tutto arricchito di modifiche statutarie che, in palese conflitto d’interessi, hanno allungato il numero di mandati esercitabili.

Solo in secondo ordine viene il resto: l’Istituzione, la tutela degli assicurati, l’immagine di una categoria di lavoratori che non hanno tempo, ed energie, da dedicare alle politiche personalistiche di palazzo.

A volermi porre nel ruolo di mero osservatore esterno all’Ente e alla categoria, emerge un quadro desolante, molto sgradevole, irrispettoso di chi, con fatica e sudore, contribuisce alle sorti dell’ENPAPI – a volte neanche riuscendo a versargli integralmente quanto dovutogli – ossia i singoli Iscritti.

Ben fa, il Presidente Schiavon, a combattere per la modifica delle norme che non funzionano per il meglio; meglio avrebbe fatto a porre le proprie energie, anche economiche, verso quelle regole che, ad oggi, ancora non garantiscono prestazioni adeguate ai futuri pensionati dell’Ente.

Questa sì che sarebbe stata una battaglia parlamentare meritevole di essere combattuta.

Quelli sono gli emolumenti per cui sarebbe stato opportuno fare barricate, non i cospicui assegni di chi ha occupato un ruolo che da servizio per tutti, si è tramutato in privilegio per uno solo.

Firmatari

Athina Mansutti, Infermiera Libero Professionista

Michela Curto, Infermiera Libero Professionista

Ludovica Russo, Infermiera Libero Professionista

Cinzia Da Rui, Infermiera Libero Professionista

Margherita Doglioni, Infermiera Libero Professionista

Elisa Dal Piva, Infermiera Libero Professionista

Valter Andreani. Infermiere Libero Professionista

Luigi Pais dei Mori, Infermiere Libero Professionista

Andrea Guandalini, Infermiere Libero Professionista

Giancarlo Caiazzo, Infermiere Libero Professionista

Alessandro De Girolamo, Infermiere Libero Professionista

Pecchini Bruno, Infermiere Libero Professionista

Benatti Chiara, Infermiera Libero Professionista

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