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“Tutto va ben, Madama la Marchesa!”

La canzonetta era di origine francese, ma in Italia la cantava Nunzio Filogamo, palermitano, amabile presentatore delle prime edizioni del Festival di Sanremo. Il titolo era ammiccante e intrigante, leggero e facile da ricordare:

“Tutto va ben, madama la marchesa”

La storiella che faceva da filo conduttore era esile, ma con un’anima ironica di un qualche spessore. Una allegra marchesa lascia il suo castello e va a folleggiare a Parigi; ma non dimentica i suoi interessi e, ogni sera, telefona al fido maggiordomo Battista e gli chiede notizie. Questi, puntualmente, risponde che “tutto va ben”. Tranne qualche piccolo particolare: che la sua amata cavallina era morta, che le stalle si sono incendiate, che un’ala del castello era crollata, che il marito marchese si era suicidato, e che lei – la marchesa – era praticamente rovinata. Ma, a parte ciò, “tutto va ben, madama la marchesa”.

Tentando di non essere né catastrofico, né astigmatico, mi chiedo se per la nostra madama, impegnata non già a folleggiar in quel di Paris, ma a presidiare con invidiabile determinazione tutti (quasi, vah, non esageriamo) gli eventi infermierisitici che si susseguono nella lunga e larga penisola italica (isole comprese), sempre accompagnata da un motivetto che fa “col medico noi dobbiam collaborar, non rivendicar”, vada poi tutto bene.

La nostra Marchesa, preoccupata dei suoi interessi (e dei suoi infermieri), telefona al suo fido maggiordomo, tal Carlo Ladini.

Come va?”

Tutto va ben, madama la marchesa”.

Tranne qualche piccolo particolare…

Sul piano nazionale, i medici con cui dobbiamo collaborare per ottenere qualcosa di più, hanno posto il veto sul comma 566 (leggi), Legge dello Stato, per lo sviluppo delle competenze specialistiche degli esercenti le professioni sanitarie, e metteranno un veto certamente anche nella riscrittura della parte normativa del rinnovando Contratto Nazionale. Le Regioni hanno scritto qualcosa che potrebbe essere condivisibile sul piano delle funzioni specialistiche, anche se lascia al palo i nostri numerosi laureati magistrali, in quelle che sono le indicazioni fornite ad ARAN tramite un documento tecnico (leggi). Le risorse, però, sono insufficienti per tutti quanti. Ai medici, però, serve assumere i loro giovani colleghi, non fare infermieri specialisti. Chi l’avrà vinta?

Sul piano regionale è andata pure peggio: il ruolo dell’infermiere nel panorama territoriale lombardo è lillipuziano, il piano assistenziale in Toscana lo fa il medico di medicina generale e in Emilia Romagna sono alle carte bollate per dare il glucosio in vena ad un assistito con crisi ipoglicemica. Per ora si salva solo il FVG, che purtroppo ha solo il 2% della popolazione italiana residente.

Queste sono le Regioni migliori, nelle altre va pure peggio.

Le nostre società scientifiche, che sono poi tecnico-scientifiche, chissà perchè, sono state valutate col metro della rappresentatività numerica, esattamente come fanno i ragazzini in adolescenza. Di tutta risposta, noi, ci siamo compiaciuti di una letteruccia del Ministero servita solo a rattoppare il buco che lor stessi avevan creato.. uh… accidenti.. si sono accorti che esistiamo. “Scusi siora Ministra. Non volevamo”.

Questo è solo un frammento di problemi, ma parlar di più stancherebbe i miei 4 lettori.

Ora… A me pare che sia arrivato il momento di mettere in campo un po’ di pelo sullo stomaco, che sia arrivato il momento piantare due pugni sui tavoli ministeriali e vedere se riusciamo a mettere in campo un po’ della nostra forza.

Avete sentito cosa hanno lanciato come messaggio su tutti i telegiornali di italia per due giorni a tutte le ore i Medici col loro sciopero generale?

“MANCANO MEDICI”

“PENSIONATI NON SOSTITUITI”

“RISCHIO BLOCCO”

“TURNI STRESSANTI, RISCHIO DI ERRORE”

.. sssssssttt…. zitti! Non dite a nessuno che l’OCSE ha ribadito recentemente che i medici sono un po’ troppini e che gli infermieri sono pochini, perchè “dobbiam collaborar, non rivendicar”.

Son persona di mondo. Io capisco che se magari fai il dirigente di vertice delle professioni sanitarie e di altre funzioni ancor più alte ed hai sopra in Azienda (o in Regione, come Dirigente) un bel medicone, tu debba essere quantomeno cauto nel liberare la lingua.

Ma pensaci, bene, non te l’ha mica ordinato il dottore di fare quel che fai!

Io penso che quella messa in campo negli ultimi 3 anni, senza aleggiare spettri divisori, è la politica della vaselina. Più morbida, della precedente, certo. Ma forse alla lunga porta a dir

“Non tutto va ben!”. Perché tre anni, son tre anni.

Non due giorni, “Madama la Marchesa”.

Hagrid

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