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Nel mondo del lavoro si contratta con la forza, e Noi non la abbiamo in ARAN!

travisdmchenry / Pixabay

La radice prima del mondo del lavoro sono i rapporti di forza, da un lato chi impone, dall’altro chi subisce, spesso senza reagire”.

Gli infermieri come la maggior parte dei lavoratori, hanno ancora degli strumenti concreti (o armi, chiamiamole COMPETENZE AVANZATE) per vincere delle battaglie. L’Europa unita stavolta può mostrare un risvolto positivo, coesione e unione nella lotta per l’adeguamento degli stipendi al carovita.

Essere infermiere è l’essere persona. Negli anni, lottando, abbiamo assistito a quella che è stato pian piano il passaggio da un semplice esecutore di manovalanza ad un professionista che agisce con intelletto, empatia, etica e deontologia. L’agire, preceduto dal ragionamento dal mettere in atto il problem solving, ecco perché siamo inquadrati in quella che è definita una professione intellettuale a tutto tondo, “condicio sine qua non”.

Ogni giorno ognuno di noi, me in primis, infermiera alle prime armi, lotta non solo per mettere in atto un processo di cura a 360° per i pazienti, ma lotta per il riconoscimento di quella che una figura che ha acquisito competenze avanzate. Quelle competenze che vanno di pari passo, con l’empatia.

Quando parlo della mia professione, ci definisco “gli instancabili” coloro che se sentendo il peso della stanchezza fisica, iniziano a camminare con il cuore. Possiamo definirci il cuore pulsante di un sistema che ci ha riconosciuto la bene amata “responsabilità” professionale, con una consapevolezza pratica senza eguali. Allora MI chiedo, CI chiediamo, perché non riconoscere queste concrete competenze, questo concreto cambiamento, come “riconoscimento formale, funzionale ed economico delle competenze esperte e specialistiche”. Siamo il cuore, siamo il polmone del sistema sanitario.

Siamo gli instancabili, coloro che si nutrono di un “grazie”, coloro che come obiettivo hanno la soddisfazione dei bisogni del cittadino e del paziente in tutte le loro componenti. Lavoriamo per portare avanti un sistema che forse oggi ci deve ancora qualcosa.

In molti pensano che “ci si abitua” alle sofferenze, beh non è cosi! Siamo esseri umani che camminano instancabilmente anche quando la strada si fa tortuosa, quelli che con il viso stanco hanno sempre un sorriso e un’emozione da regalare a chi ne ha bisogno. Il nostro è un lavoro emozionale, intellettuale che predispone un rapporto di fiducia e di sostegno per chi ne ha bisogno.

Mi ripeto nel definirci “l’esercito degli instancabili” coloro che vestono una divisa piena di valori, di deontologia, di etica professionale, di coloro che hanno acquisito competenze avanzate sulle sudate carte e che sudano ogni minuto, in una degenza o in qualsiasi struttura, per stabilire un rapporto di fiducia, per far sì che il cittadino/paziente si senta “al sicuro”.

Un piccolo scorcio prima di terminare questo breve articolo di una dilettante: “ Il primo Natale insieme ai miei pazienti mi ha fatta sentire come un pilastro nell’assistenza. Mi sono limitata a regalare un sorriso in più del solito, un abbraccio, una stretta di mano e una carezza. Beh si, siamo responsabili del loro processo di cura fisiologico ma soprattutto del loro cuore”.

Il nostro magnifico e duro lavoro ha bisogno di un riconoscimento concreto, formale ed economico.

Mi è capitato spesso di osservare i miei colleghi “più anziani” di servizio, mi fermavo a guardare come senza arrendevolezza trovavano soluzioni per alleviare un dolore, un fastidio che per un paziente sembrava insormontabile e mi dicevo di aver fatto la scelta giusta.

Essere infermiere, non è agire per mansioni, per compiti, è valutare, analizzare, formulare obiettivi e mettere in atto interventi che portino al raggiungimento parziale o totale di un risultato e quindi di un soddisfacimento di un bisogno.

Siamo quelli che vengono formati dalle eccellenze, con una formazione sempre più specializzata, con il cuore pronto, con l’empatia, con le competenze avanzate che ci permettono di fronteggiare prontamente ogni situazione.

Chiediamo a gran voce che a tutto questo corriponda un riconoscimento, che per noi corrisponde ad una valorizzazione della nostra figura.

Concludo pensando a lui, ad un paziente che a fine giornata mi guardò e disse: “Signorina la ringrazio. La ringrazio per il suo continuo ed instancabile sorriso, anche quando diventiamo “insistenti”.

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