Vai a…
#noisiamoprontisu Google+#noisiamopronti on YouTube#noisiamopronti on LinkedInRSS Feed

21 maggio 2018

QUANDO LA PROFESSIONE NASCE DAL CUORE


Stiva / Pixabay

Quando si parla del #noisiamopronti mi viene in mente che al cuore non si comanda.

La mia passione nell’infermieristica è nata ed è andata crescendo da quando ero una bambina, si è sviluppata con il mio carattere un po’ ribelle come qualche volta mi rimproverava mio padre, il quale avrebbe voluto che facessi altro nella vita ma io, da buona testarda ho sempre portato avanti ogni idea e valore che è nato e si è sviluppato nel contesto di una terra bellissima e difficile: il Cilento, costi quel che costi perché come ha detto un caro collega: ”vola solo chi osa farlo” e io ci voglio credere perché la mia voglia di volare è nata e morirà con me.
Da bambina accudivo amorevolmente le persone fragili della mia famiglia: i nonni. Mi sentivo onorata di prendere questo impegno e da questo contatto è scaturito l’amore e l’ammirazione per chi assiste le persone fragili a livello professionale, in particolar modo per chi segue tali persone considerandole in modo completo e dal punto di vista relarionale anche un po’ più stretto di quanto fa un medico.
Nutrivo ammirazione per quei professionisti che avevano acquisito le conoscenze per poter toccare ciò che di più prezioso ha un essere umano: il proprio corpo, il corpo delicato di un parente malato, di una madre, di un figlio, di un caro qualsiasi, relazionandosi senza tralasciare il rapporto umano di chi in quel momento ha bisogno di supporto positivo e di speranza.
Studiare e contemporaneamente lavorare per provvedere a mia figlia all’epoca bambina dopo essere rimasta vedova era una prova pazzesca.
Il mio cervello diceva che non potevo farcela ma il cuore mi ha impedito di mollare perché come scrisse Erasmo da Rotterdam “la vita è un gioco della follia in cui il cuore ha sempre ragione”
Dire che il mio lavoro è passione è riduttivo, dopo anni di sacrifici ancora credo tanto nella nostra professione, la amo e per valorizzarla sono pronta a battermi.
Con la laureata ho coronato un sogno, ho acquisito le conoscenze (anche se non si finisce mai di imparare) per assistere le persone bisognose. Ben presto ho dovuto rifare i conti con il cervello lasciando al cuore ben poco: appena laureata, con l’entusiasmo che trapelava da tutti i pori mi sono subito rimboccata le maniche. Ho accettato contratti senza retribuzione- lo chiamavano tirocinio, ho seguito corsi di formazione, master e contemporaneamente lavoravo.
Poi sono arrivati piccoli contratti a termine sopravvivenza insomma, sopravvivenza che non andava d’accordo con le esigenze per mandare avanti una famiglia.
Ma quanto è trattata male questa professione!
In seguito come la maggior parte dei colleghi mi sono ritrovata a girovagare su e giù per lo stivale, a fare i “viaggi della speranza” come oramai vengono chiamati, in giro per l’Italia partecipando a concorsi dove per un solo posto ci sono 10.000 colleghi concorrenti, accettando contratti a termine quando ero fortunata: inutile raccontare dei numerosi trasferimenti da una città all’altra portando con me la mia bambina, spostandola da una scuola all’altra ogni anno.
Oramai costretta a chiedermi perché fare tanta fatica se poi tra affitti e spostamenti a fine mese ero sempre senza un centesimo, eppure ho una laurea con ottimi voti, ho un master, lavoro con passione mettendoci l’anima e nulla, oggi mi ritrovo senza soldi e con responsabilità professionali legali sempre più pesanti, da coprire con eventuale assicurazione, se sbaglio pago, eccome se pago e di sicuro non mi basta lo stipendio per pagare, allora l’assicurazione si deve fare ma con quali soldi? Quelli dello stipendio, che non mi permette di arrivare a fine mese anche perché in tutti questi anni ho dovuto sfruttare ogni risparmio per pagare i “viaggi della speranza”, la caparra dei i vari affitti, i libri di mia figlia che ogni anno cambiavano perché costretta a cambiare scuola.
Allora mi chiedo ancora come sia possibile che dopo un percorso così lungo, ricco di esperienze, specializzazioni su specializzazioni ancora non viene riconosciuto nulla di nulla a noi infermieri?
Mi sento dire che è inutile aver studiato tanto. Noi guadagniamo quanto un operaio (senza voler sminuire il loro lavoro) che non ha avuto bisogno di investire in anni di studio e, soprattutto non ha le grandi responsabilità legali che ha un infermiere non rischiando di portarsi qualche malattia infettiva a casa o prendendosi un paio di pugni da qualche paziente “fragile” con problemi di tossicodipendenza.
Poi accade che nella vita le cose avvengono nel momento opportuno e con la voglia di battermi per i diritti degli infermieri che ho da anni, nonostante tante sconfitte, scopro con gioia che ci sono ancora professionisti che, come me hanno voglia di valorizzare la professione senza se e senza ma, semplicemente lasciando trasparire passione, voglia di fare, entusiasmo e positività: sono il gruppo dei #noisiamopronti!
Dal cuore ho sentito di poterci credere.
Può essere un sogno ma che vita è senza sogni? Che vita è se non ci si fida più dei propri sogni e del proprio cuore? D’altronde come diceva Albert Einstein: solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero.
65.000 firme di adesione in meno di una settimana non sono un sogno, sono espressione di volontà ed è realtà sottoscritta da chi ha passione e non vede l’ora di scatenarla poiché troppe delusioni hanno provato a spegnere i nostri animi negli ultimi anni tuttavia la fiamma era soltanto sopita, era in incubazione e prima o poi sarebbe esplosa, il movimento ha dato la possibilità di manifestare la volontà di migliaia di infermieri che non aspettavano altro.
Oggi siamo migliaia di cuori legati da un unico motto: valorizzare la nostra passione!
Siamo professionisti troppo spesso messi all’angolo. Questo è il momento buono per capire che uniti siamo una forza pazzesca: uno tsunami!
E’ il momento di farci sentire da tutti! Dai sindacati, dal governo e da chiunque ci abbia ignorato perché la santità senza di noi non va da nessuna parte!

Marianna Lisanti

Altre storie daDal territorio