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20 maggio 2018

Sono Michela. Ho 24 anni, lavoro a 8 euro l’ora. Ma non mi arrendo!


Ciao Pietro,

Mi presento, sono Michela, volevo raccontarle la mia tanto sognata e sofferta storia di giovane infermiera.

Vorrei ringraziarla, ho firmato il vostro progetto con grande piacere e IO SONO PRONTA!!

La mia storia inizia precisamente a luglio 2012, quando dopo la maturità, decisi di iscrivermi per sostenere il test di infermieristica. Già da qui iniziarono i miei problemi con i pregiudizi, poiché mio padre era contrario e all’inizio mi minacciò di non pagarmi tre anni di studi per andare a fare la “(omissis)” e la “(omissis)”.

Io però sostenni comunque il test, convinta che avevo qualcosa dentro che mi diceva che sarebbe stato il lavoro giusto per me. Avevo 19 anni non sapevo bene cosa fosse, ma già avevo fatto l’orientamento universitario e non potevo sentire nessun altra facoltà.

Caso fortuito, e dopo tantissimo studio, il destino vuole che supero il test e entro in graduatoria alla Sapienza in due sedi vicino al mio paese. Mi iscrivo a questa avventura, dopo litigi interminabili con mio padre e per pagarmi il primo anno, sono stata costretta a vendere il mio motorino, successivamente a fare la cameriera.

L’università e l’ospedale sono stati la mia casa per tre anni, ho raggiunto risultati ottimi e non sono mai andata fuori corso. Con i miei lavoretti ho potuto anche comprarmi una piccola macchina per raggiungere meglio la sede del tirocinio. I tre anni a casa sono stati durissimi, ho ricevuto insulti, umiliazioni e nessuno voleva sentir parlare della mia università.

Il giorno della mia laurea i miei sono venuti e si sono anche infastiditi perché secondo loro il tempo tra la discussione e la proclamazione del voto erano estenuanti.

Il momento più bello è stato vedere mio padre commuoversi alla mia laurea, reazione che non mi sarei mai aspettata

Dopo l iscrizione al Collegio Ipasvi della mia provincia, ho cominciato a cercare lavoro nella mia professione e a informarmi sui corsi specialistici.

Ho trovato un lavoro per sostituzioni del personale in una casa di riposo e ho vinto il concorso per il Master di primo livello in assistenza infermieristica in sala operatoria e strumentista.

Altro problema enorme è sorto nel mio cammino, avevo pagato il Collegio ed essendo il master frontale alla Sapienza, costava ben 2000€ e non c’erano fasce di reddito. Per cui sono andata in lacrime alla segreteria e per fortuna mi hanno comunicato che era possibile rateizzarlo in più di due rate, facendo una richiesta specifica.

In tutto ciò quando a casa ho detto che la mia passione era la sala operatoria, mi è stato risposto che se volevo fare la serva del chirurgo non c’è bisogno di pagare 2000 euro!

Sempre testa dura ho continuato il mio percorso tra lavoro e studio, incrociando i turni e studiando anche per i concorsi, devo dire che a volte mi sono dimenticata di dormire e di mangiare e pregavo di poter fare un’ora in più a lavoro per poter mettere la benzina per andare a Roma e svolgere il mio tirocinio in sala operatoria.

La mia felicità più grande è stata quella di ottenere il massimo dei voti e aver potuto fare la tesi in cardiochirurgia, ramo in cui non avevo potuto fare tirocinio, ma che mi interessava parecchio.

Lo scorso anno dopo aver finito il Master sono stata inserita full time nell’organico della mia casa di riposo, visto che non ho avuto chiamate dalle graduatorie in cui sono comparsa, mi accontento di lavorare con p.iva per otto euro lorde all’ora, ma le mie finanze scarseggiano comunque.

Ho provato cliniche private, altre cooperative, ma molte o offrivano meno, oppure magari qualche euro di più ma dovevo farmi cinquanta chilometri di macchina al giorno e la mia auto attuale non lo consente.

Sono in graduatoria per il Niguarda di Milano, tempo determinato, per lo Spallanzani di Roma a tempo determinato, aspetto gli esiti dell’orale a Monza al San Gerardo e del Santo Spirito a Roma.

Sto continuando a iscrivermi, fare concorsi, spendere soldi e non mollo. Perché credo nella Nostra Professione e nel mio lavoro, sogno la sala operatoria e vorrei diventare “da grande” una brava strumentista.

Io sono pronta!

Ho ventiquattro anni e tengo duro, non mi arrendo, credo in tutti Noi, non voglio arricchirmi, ma stare bene e meglio, perché so che se ci impegniamo duramente verranno tempi migliori per tutti!

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