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21 maggio 2018

Noi siamo quelli con le maniche corte e sempre di corsa. Noi siamo pronti, sempre!


Cos’è per me #noisiamopronti?

Mi sono trovata iscritta qui per caso, dal nulla. Mi ha aggiunto un amico, che anni addietro fu un mio tirocinante. Non sono nessuno: sono un’infermiera laureata con un voto mediocre, che ha accettato su qualsiasi voto pur di finire in corso gli studi ed iniziare a lavorare presto.

Non ho master, non ho specialistica: non potevo (né posso) permettermi altri anni di studio.

Ho vissuto nell’ombra e nel giudizio di tutti quei parenti che non facevano che chiedetemi “ma se studi altri 2 anni puoi diventare medico?”

Ho sempre creduto molto nel fatto che infermieri “si è”, non “si fa”. E io sono infermiera.

Faccio con passione il mio lavoro, quando richiede fegato e quando fa male. Quando qualcuno mi insulta dicendo che non sono “brava nemmeno a lavare le padelle” penso che sia una persona fortunata che non ha mai avuto bisogno di noi.

Nel mio percorso professionale che tra qualche mese compirà il suo primo decennio ho incontrato tantissimi colleghi e tutti mi hanno insegnato qualcosa; quelli che rispondevano male ai pazienti mi insegnano come non voglio essere; quelli che adulano i medici perché “noi dobbiamo stare al nostro posto” che mi ricordano da dove la nostra professione è partita; quelli che “si è sempre fatto così, non discutere”…

E quelli come voi, che al tempo stesso sono in grado di farmi sentire piccola piccola in mezzo a questo oceano di collaborazione nel quale non sono nemmeno una goccia, e di farmi sentire travolta da tutta questa forza e parte di qualcosa di enorme.

Le mie competenze specifiche purtroppo le ho potute sviluppare solo studiando e lasciandomi guidare da colleghi e medici che provano la stessa passione che provo io.

Sono infermiera da quasi 10 anni in area critica, lavoro come un somaro saltando riposi, facendo straordinari che non mi vengono retribuiti, obbligata a reperibilità dalla stessa azienda che mi nega una tutela in caso di infortunio. Percependo uno stipendio medio di 1200€ (alla salute di chi dice che lo facciamo per i soldi!).

Eppure è una professione prestigiosa. Regala tanto. Offre tanto. Insegna tanto.

E lo sto vedendo qui, grazie a voi. Non sono sola; da una parte mi rincuora, dall’altra mi rattrista un po’ sapere in quanti viviamo in condizioni di disagio la professione che potrebbe essere la più gratificante al mondo.

Ma vedo una speranza, che solo grazie a ciascuno di voi brilla. E toccherà tirarsi su le maniche ma non è un problema: noi siamo quelli con le maniche corte e sempre di corsa. Noi siamo pronti, sempre!

Rachele Eugeni

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