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25 maggio 2018

“Da quel giorno non ho smesso di desiderare la pensione e ho ritrovato il NOI che avevo perso”


Ciao Pietro

Voglio affidarti alcuni miei pensieri riguardanti la nostra professione. Quando ho iniziato a lavorare nel lontano 1985, noi neo diplomati con il corso triennale di scuola regionale, eravamo malvisti in un contesto lavorativo fatto di persone anche valide che avevano appreso il mestiere con la pratica.

Abbiamo dovuto vincere tante ritrosie, senza creare fratture insanabili, ma con tanta pazienza e determinazione lavorare per portare il nuovo. I medici, che erano stati anche i nostri insegnanti con classi di 30 allievi, ci considerarono da subito una risorsa.

Certo eravamo subordinati ma sapevamo difenderci dagli str…i e collaborare con quelli che ci rispettavano. Eravamo stretti nel mansionario ma grazie a collaboratori illuminati facevamo le dovute deroghe apprendendo e praticando procedure non contemplate.

Erano i tempi in cui non c’erano materiali monouso i reparti avevano 40/50 posti letto più un numero variabile di posti aggiunti perfino negli ingressi e corridoi. Nonostante ciò riuscimmo a introdurre un nuovo concetto di assistenza nella nostra piccola realtà provinciale.

Poi la professione conobbe una bella primavera legislativa negli anni 90 e chi più chi meno abbiamo iniziato ad adeguare il nostro titolo di studio per stare al passo con i tempi e con la consapevolezza di una valorizzazione della nostra figura. Con immensi sacrifici dovendo coniugare impegni familiari con due bimbi piccoli e lavorativi di turnazione conseguo il DU, Laurea Triennale, Laurea Specialistica, Master I° livello sempre supportata dalle colleghe disponibili a dare una mano con i cambio turni o ferie per seguire i corsi.

Ma ad un certo punto succede il crac: la crisi ha iniziato a sopprimere posti letto, ospedali, servizi e soprattutto a ridurre personale già cronicamente carente. Siamo passati dal tanto caro concetto olistico dell’assistenza ad una burocrazia a volte esagerata con tempi contingentati dove contano solo i numeri e le performance da raggiungere che il paziente è divenuto un optional.

L’ambiente lavorativo è diventato invivibile sempre l’ uno contro l’altro armati. Svuotata e stanca di sbattere contro un muro di gomma inizio a pensare che l’unica salvezza alla mia incolumità mentale sia il pensionamento che nel frattempo si era avvicinato ma…..la legge Fornero mi impone di dover restare in servizio attivo altri 7 anni.

SCONFORTO ASSOLUTO.

Un giorno decido di partecipare ad un evento formativo a Frosinone e appena giunta in sala noto una strana atmosfera: uno sventolio insolito di bandiere, un’ atmosfera di eccitante entusiasmo e penso di aver sbagliato luogo. Noto un hashtag strano che mi incuriosisce lo stesso # che tempo dopo ritrovo su facebook.

Bene da quel giorno non ho smesso di desiderare la pensione ma ho ritrovato il NOI che avevo perso nel corso degli anni e credo che riuscirò ad andare avanti per i prossimi 7 anni.

GRAZIE PIETRO

Margherita Borrelli

PS voglio impegnarmi tantissimo per il movimento perché quando non sarò più operatore ma utente voglio un INFERMIERE SUPERCOMPETENTE

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