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20 maggio 2018

Eppure, dopo 22 anni sento ancora dentro la stessa spinta!


29 luglio 2016 ancora #noisiamopronti era un piccolo gruppo ma io ero già qui e fa effetto rileggersi mentre stiamo scrivendo la storia, LA NOSTRA!

Devo dire che la mia professione è una di quelle che ti cuci addosso.

Io amo questo lavoro, l’ho desiderato, voluto e, in un certo senso, ho dovuto lottare contro i preconcetti della mia famiglia verso questa professione.
Eppure, dopo 22 anni sento ancora dentro la stessa spinta, lo stesso bisogno di fare qualcosa per gli altri, qualcosa di concreto e tangibile.
Eppure, proprio questo lavoro mi ha causato una grave limitazione fisica che non mi consente più di stare in corsia, ma questo non ha inciso troppo sulla mia motivazione anche perché uno nella vita se ne deve sempre trovare di nuove come ad esempio quella di oggi.

Camminavo -più precisamente- rientravo a casa dopo un giro con Ginger e qualche commissione, qualche saluto ai nuovi amici di San Lazzaro (Gianluca, Antonellace Barbara) e nel mentre mi soffermo a guardare una donna chinata su un anziano signore.
Lì per li ho pensato ad una figlia che faceva sedere il padre dopo una camminata, oppure ad una badante che faceva riposare la persona di cui si occupava dopo un giretto…
Qualcosa, non so dire cosa, forse l’istinto, mi ha fatto tornare indietro con lo sguardo e ho capito che la signora era semplicemente capitata per caso mentre il signore si stava sentendo male.
Sarà stato il caldo, sarà stata l’età dell’anziano, fatto sta che non stava per niente bene.
Ho legato Ginger ad una recinsione e lasciato le borse per terra.
Sentito il polso, era aritmico, il viso pallido e sudato. Due signore si sono avvicinate per darmi una mano. Arriva una sedia e dell’acqua dal panificio di fronte, lo conoscono, il signore va tutte le mattine a prendere il pane.
Mentre chiamo il 118 faccio qualche domanda per tranquillizzarlo, come si chiama, dove abita, scopro che siamo vicini di strada, che è solo e ha 92 anni!!! Mi risponde l’operatore del 118, do le coordinate di dove siamo, mi chiedono di metterlo a terra con le gambe in aria se dovesse sentirsi di svenire…non gli dico che sono una collega, rispondo alle loro domande e aspettiamo che arrivino.
Dopo 5 minuti sono li, lui non vuole andare in ospedale, come tutti gli anziani del resto, lo fanno sedere in ambulanza per prendere i parametri vitali e forse fargli una flebo per dargli qualche sale minerale.
Lo lascio in buone mani, nel frattempo siamo rimaste io, Ginger e una signora che mi aiuta a riportare la sedia nel panificio dall’altra parte della strada.
Restiamo un po’ a parlare, mi racconta della sua solitudine, del fatto che quando è rimasta vedova non si è fatta una cerchia di amici, che la sua famiglia era tutto, che ora che sua figlia è all’estero da 23 anni sente di aver speso male il suo tempo. Mi fa tenerezza, le do il mio cellulare nel caso avesse bisogno, a lei e al signore che ho soccorso l’ho detto che faccio l’infermiera.
Adesso domandatemi perché ho scelto di fare questo lavoro… — fiera.
#noisiamoprontidaunbelpezzo

Silvia Fortunato

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