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20 maggio 2018

Dalla rete: Avrei potuto dedicarmi al punto croce…


Prawny / Pixabay

Avrei potuto dedicarmi al punto croce.

Avrei potuto ritornare a fare teatro, a suonare il pianoforte.

Avrei potuto passare il tempo tra un turno e l’altro tra serate con gli amici, un bel cinema e facendo un’attività fisica.

Avrei potuto godermi il mio stipendio senza complicazioni.
Senza corse affannate contro il tempo ripetendomi “è solo per oggi domani avrò più tempo “.

Avrei ancora avuto una vita.

E invece no. Ho deciso, senza rifletterci troppo, una notte verso l’una, di candidarmi per una raccolta firme di #noisiamopronti.

Due minuti, il tempo di un messaggio una mail e Zac, abile e arruolata. Ed ecco rapidamente salgo sul treno della determinazione che corre a 300 km all’ora fino a destinazione.
O meglio, pensavo ingenuamente lo fosse. Finita la mia missione adesso avrei avuto un congedo. E invece subito dopo vedo dispiegarsi davanti a me un nuovo treno, ancora più veloce del precedente.
Ed è stato lì che ho capito. Ho capito che dovevo saltarci sopra e di corsa. E quando l’ho fatto…
Ecco un’arcobaleno intero di emozioni e una luce che più andavo avanti e più diventava chiara illuminando e illuminandomi. E ho realizzato davvero che la meta non è la destinazione ma il viaggio stesso. Un viaggio verso la città di smeraldo.

È lontano il Kansas e io sono qui a Oz ogni giorno percorrendo la strada dai mattoni gialli. E non ho nessuna intenzione di usare le mie scarpette di rubino perché a casa ci sono già.

Michela

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