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21 maggio 2018

“Quieta non movere”, così dice un perdente


CHI DICE “NON SI PUO’
Sarà capitato a tutti di avere un supe­riore, un dirigente, un funzionario che, per pri­ma cosa, vi risponde: «non si può» in modo auto­­ritario, inappellabile, con ragioni tecniche di fronte alle quali vi sentite disarmati.
L’ingegnere vi fa sentire un uomo dell’età della pietra.
Il politico vi spiega che l’opposizione lo rende impossibi­le.
Il finanziere vi dimostra che l’affare è sballa­to.
Il burocrate elenca regolamenti insuperabi­li. Il giurista vi annienta con citazioni di leggi.
E invece quella cosa si poteva invece benissimo fa­re.

Bastava trovare una soluzione nuova, intelli­gente.
Ma chi dice di no non fa lo sforzo di cercar­la. Non vuol cambiare, non vuol fare fatica, non vuol pensare e sperimentare il nuovo.
Ma chi dice sempre di no, lo fa anche per con­servare ed affermare il suo potere.
Quando un uomo di mediocre intelligenza e fondamental­mente privo di fantasia, raggiunge una posizio­ne di potere come fa a conservarla? Circondan­dosi di persone che gli ubbidiscono prontamen­te, e creando ostacoli per impedire ai potenziali concorrenti di emergere, di acquistare visibilità e credito.

Il mediocre, di fronte all’inventore, al creatore, è smarrito, ha paura. Non capisce la sua proposta, il suo progetto, ma oscuramente sente che, se glielo fa realizzare le cose cambie­ranno e il suo tranquillo e sonnolento dominio verrà turbato. «Quieta non movere» dice l’anti­co motto latino. Tradotto in italiano, «non si può».
Bisogna quindi diffidare della gente che dice sempre che non si può. Ogni volta che ne incontrate uno, potete essere certi che si tratta di una persona subdola. Ricordate sempre che ha un motivo: la brama de potere, l’interesse personale o l’invidia. Oppure tutte e tre queste cose.
(Francesco Alberoni)

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