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Dicono che #noisiamopronti lo devi sentire dentro, e probabilmente comincio a sentirlo davvero anche io

Sono mesi ormai che milito al fianco degli ambasciatori di #noisiamopronti. E’ da tempo ormai che ho attraversato quella linea sottile che separa l’essere spettatori di quanto sta facendo questo movimento, ad essere parte del suo stesso ingranaggio, una piccola rotella che gira…

Dicono che #noisiamopronti lo devi sentire dentro, e probabilmente comincio a sentirlo davvero anche io.. anche se, diciamoci la verità, quello che è successo in questi mesi e quello che sta succedendo ancora oggi è impossibile da crederci. E penso che questa sensazione sia vivida soprattutto tra chi, come me, si è trovato dall’oggi al domani a sentire sulle proprie spalle una piccola parte di quel peso che grava sulla nostra categoria, sui nostri giovani, sulle nostre formidabili donne e infermiere, che nonostante una vita di turni e responsabilità sono pilastri fermi nelle proprie famiglie…

E’ impossibile da credere che #noisiamopronti esista e che sia ciò che dice di essere.

Ma mi spiego meglio, ciò che è incredibile da credersi è che dietro a questo movimento non ci sia altro che un fondato bisogno di riscatto che gli infermieri di ogni angolo d’Italia desiderano, che non ci sia altro che un amore viscerale per questa professione. Come è possibile? Dov’è finita quella logica malata che impregna la nostra società fin dalle fondamenta e a cui siamo inconfessabilmente abituati, secondo cui tutto si fa per un ritorno, per un vantaggio, per una poltrona?

E’ impossibile da crederci che colleghi di ogni età, di ogni provenienza, di ogni origine, che noi ambasciatori di tutta Italia, perdiamo ore ed ore di sonno per chattare tra di noi (sapete, essendo più di 500 si trova sempre qualcosa di cui parlare, discutere, organizzare, pianificare, elencare, sviscerare…). E’ impossibile da crederci che spendiamo tutto il nostro tempo libero per muovere questa enorme ruota che è l’evoluzione della nostra professione. Forse, è vero, che se un tempo il cambiamento sembrava un miraggio ora per qualche inspiegabile motivo sembra a portata di mano e così lo rincorriamo, a testa bassa, giorno dopo giorno fin dal momento in cui quella lettera all’Aran è stata scritta. Non voleva essere un mezzo per farsi notare da chissà chi, non era un mezzo per fare la voce grossa tra gli agnelli, era un grido di rivolta, era il grido chi ritrova le forze di rialzarsi quando è ad un passo dall’arrendersi.

E’ impossibile da credere che io non sia mai stata altro che un’infermiera e che  nel giro di due mesi sia diventata provetta creatrice di cartelloni, raccoglitrice di firme d’eccezione, provetta mediatrice, fantastica segretaria, attenta organizzatrice, amorevole spalla nonchè esperta di pianificazione eventi.

Sono andata in questura più volte in questi ultimi due mesi che nel resto della mia giovane vita, permessi, scartoffie, burocrazia, tasse, copisterie, direzioni sanitarie, telefonate, chat. Ho persino imparato le dimensioni standard dei gazebo, il prezzo della SIAE per mettere tre canzoni in una piazza. Ho persino imparato a spostare un intero evento di piazza dentro ad un centro commerciale in meno di 24 h per via del rischio di pioggia.

E’ impossibile da credere che colleghi che non ho mai visto in faccia si siano incaricati di occuparsi dei palloncini, altri di mettere le locandine negli ospedali, altri hanno fatto i PR chiamando le associazioni, altri ancora erano impegnati nelle prove per il collegamento streaming dell’evento… dai, è impossibile no?

E’ impossibile da credere che chatto quotidianamente con giovani di tutta l’Italia, con esponenti della rappresentanza professionale, con ricercatori, con magnifici colleghi quasi prossimi alla pensione che ancora ci credono come fosse il loro primo giorno di lavoro, con coordinatrici e con infermieri di reparto, di sala operatoria, con tecnici di radiologia, ostetriche, fisioterapisti… E’ impossibile che la mia opinione sia importante nelle grandi decisioni del movimento, che la mia ambasciatura mi permetta di votare, pari tra i pari, su tutte le decisioni importanti da prendere… è impossibile dai, ci deve essere qualcosa dietro no?

Colleghi, forse è vero che il movimento non è ancora stato in grado di convincervi della sua bontà, forse non siamo ancora riusciti a creare un ponte tra quello che ogni giorno muove la macchina del movimento e la pagina facebook da cui ci leggete; pagina che chiaramente ci permette di comunicare sì, ma con tutti i limiti di sintetizzare un pensiero in messaggini lunghi tre righe al massimo….Ma è anche vero che forse nel nostro quotidiano siamo ormai così abituati a alla logica del complotto e del ritorno personale che quando spunta un gruppo di persone così sinceramente appassionate che non ha in testa nient’altro che un futuro migliore per la dignità di questa professione, beh finisce che non ci crediamo. Che pensiamo sia demagogia, che ci sia qualche altarino dietro, che “si ma chissà dove volete andare”.

Sara, Ambasciatrice del Movimento #Noisiamopronti

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