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Ma avete letto la Carta dei Valori del Movimento #noisiamopronti?

“Andare a formare associazioni di persone, nel nostro paese, risponde al diritto di associazione, previsto all’ articolo 18 della Costituzione.
Una cosa è la libertà di associazione generica ed un’ altra, è invece, la libertà di associazione sindacale, prevista dall’ articolo 39, sempre del dettato costituzionale. “
E fino a qui, tutto bene.
Mi chiedo se chi scrive certi banali articoletti abbia letto la Carta dei Valori del Movimento #noisiamopronti. In caso contrario invito lui, e chi ancora non lo avesse fatto, a colmare questa lacuna.
Veniamo, poco velatamente e con sempre maggiore frequenza, paragonati o confrontati ad un sindacato. Anche se quello che sto per scrivere è già stato ampiamente dichiarato in diverse occasioni, posso presumere che a qualcuno si sfuggito, quindi ribadisco: il movimento #noisiamopronti non ha intenzione di strutturarsi in un’organizzazione sindacale.

Non abbiamo interesse a diventare il sindacato antisistema.
“Bisogna avere la forza ed il coraggio di dichiararsi alla gente, chi si è e dove si vuole andare a parare”
Leggo queste parole e i miei pensieri vanno al 11 marzo, quando in tante piazze italiane gli infermieri, uniti dalle idee del movimento, hanno incontrato i cittadini. Gli ambasciatori e i sostenitori del #noisiamopronti si sono organizzati, hanno lavorato, si sono preparati e sono scesi in piazza in mezzo alla gente, per condividere conoscenza e pensieri. Si sono presentati, hanno letto e spiegato la Carta dei Valori del Movimento, hanno chiarito ai cittadini quali sono le nostre richieste, trovando consensi e riscontri positivi.
“A che serve, allora, organizzarsi in movimenti, che vanno da Modica a Rovigo, dalla Inghilterra al Monzambico, da un capo all’ altro del mondo, per cambiare il sistema, liberandosi da briglie anacronistiche, per una evoluzione professionale non più rinviabile e per rispondere ai bisogni del cittadino?”
Questa domanda dovreste farvela voi tutte organizzazioni istituzionalizzate. Se 140.000 infermieri e più, pervasi da uno stesso desiderio di cambiamento, si sono ritrovati a discutere su un social network dei loro problemi professionali, arrivando a creare un movimento, la domanda dovreste davvero porvela voi. Invece di continuare nel tentativo di sminuire una coesione spontanea, alla quale aderiscono persone dalle diverse età, formazione, adesione sindacale, dovreste interrogarvi in maniera critica sul lavoro da voi svolto.
“Nel mondo lavorativo l’ associazione, per eccellenza, che tutela i diritti dei lavoratori, fino a prova contraria, si chiama sindacato, che piaccia o meno!”
Probabilmente quanto fatto finora dalle organizzazioni istituzionalizzate ha dato risposta ai bisogni di una parte di noi professionisti, che evidentemente si rispecchia in questo sistema.
Noi non rappresentiamo il sistema.
Rappresentiamo le menti, rappresentiamo le persone, rappresentiamo i cuori di tutti quei professionisti bistrattati e messi in un angolo, bloccati da giochi di potere, da gerarchie raffazzonate, da scuse sempre meno credibili e leggi applicate a metà.
Consci di non essere gli unici a pretendere un cambiamento, chiediamo almeno coerenza e auspichiamo collaborazione.

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