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Paralinguaggio non verbale

di Roi Negi 

L’emodialisi è una terapia fisica sostitutiva della funzionalità renale somministrata a soggetti nei quali essa è criticamente ridotta, condizione che rappresenta lo stadio più grave dell’insufficienza renale.
La Quotidianità del trattamento terapeutico in dialisi porta il paziente (pz) a far parte di una complessa organizzazione dove incontrerà il professionista infermiere che si “prederà cura” della sua forzosa permanenza nella nuova ristretta ma vitale comunità.
Il pz dovendo sottostare all’inevitabile bisogno di far parte di quello che può essere considerato un “gruppo” di individui, avrà anche la necessità di svolgere molte pratiche decisionali che lo riguarderanno personalmente.
La particolarità dei suoi bisogni, in primis, e del “frame” renderanno il processo decisionale una pratica sociale che avviene all’interno di una cornice organizzativa e che sarà mediata in primo luogo dall’infermiere.
Tutto ciò, andrà a coincidere in una situazione non di splendido isolamento sociale ma dovrà coincidere attraverso un continuo “feedback” tra l’organizzazione e il mondo sociale del pz.
Figure di spicco a triangolare il citato rapporto di feedback sono:
al centro il pz con i suoi personali, interiori e privati bisogni;
l’assistente sociale o la famiglia che accompagnerà il mondo sociale del pz a congiungersi con la nuova vitale esperienza;
il professionista infermiere che dovrà accogliere il pz e gli aspetti a lui connessi, interagendo continuamente con le altre figure sanitarie mediche e non mediche.
L’infermiere Professionista dell’Assistenza, in questo caso rappresenterà l’interfaccia con cui il pz si dovrà confrontare all’organizzazione dialisi e la cui basilare professionale presenza scaturisce da due riconosciute motivazioni: (omissis) … 1e2 (p92/1a5)
Nel contesto organizzativo della dialisi l’individuo si ritrova a riorganizzare i propri spazi vitali e i valori più profondi della propria esperienza; ciò in modi fortemente mediati anche dalla tecnologia della terapia dialitica che scandisce oggi, spesso automaticamente, i tempi che permettono di soddisfare i range di valori ritenuti e prescritti fisiologici per il proprio organismo.
Anche in questo aspetto della sua forzata, ma vitale convivenza, l’infermiere professionista ha un ruolo fondamentale nel “prendersi cura” del personale obiettivo del pz, in questa sua riorganizzazione fisica, psicologica, mentale e sociale.
Per cui l’infermiere si presenta al pz con un fornito bagaglio di conoscenze della tecnologia e dei suoi processi terapeutici per spiegarli, assicurarsi siano appresi e interiorizzati dal pz che vorrà usufruirne per le sue specifiche esigenze; tenendo conto delle capacità del pz, della clinica soggetta il suo organismo e delle prescrizioni eseguite dalla figura medica atta a raggiungere, secondo il suo più ampio punto di vista clinico, determinati target fisiologici.
Anche qui l’infermiere detiene un’importante apice nella regolamentazione della triangolazione dei bisogni da affrontare insieme che in questo caso si traducono nella scelta di due importanti istanze: innate o istintive (il trattamento dialitico o la morte) e quella valoriale e interazionale (trapianto o dialisi). Il ruolo dell’infermiere nella scelta che il pz dovrà affrontare è la vera essenza del suo mandato professionale, l’assistenza ed il prendersi cura del delicato momento del pz, dove non è sufficiente fornirgli spiegazioni fornendo alternative ma sarà necessario condurre il pz nella costruzione della sua, quindi unica, alternativa.
La capacità dell’Infermiere Professionista di essere “empatico” facendosi coinvolgere senza farsi travolgere dal fiume dei sentimenti, emozioni e opinioni del pz, darà a quest’ultimo la necessaria forza e sensazione di non sentirsi solo. Intanto bisogna inquadrare la funzione dell’infermiere in un particolare momento, pur se sfuggevole, nel quale il pz si presenta tradotto dal suo stato di coscienza e di capacità cognitiva per svolgere una scelta o quanto meno apprezzare l’esperienza che è costretto a vivere. Anche nella fattispecie dei momenti l’infermiere è il professionista capace di assolvere la sua funzione condividendo le specifiche conoscenze interagendo con le altre figure professionali o dai bagagli professionali offerti dalle linee guida e dai protocolli implementati nell’esperienza multidisciplinare ove non ultime saranno le inchieste dei trascorsi di altri pazienti. Ivi prenderemo in considerazione un altro specifico momento, in cui accetteremo, in un pima istanza, l’errore di considerarlo applicato alla scelta come fosse un processo cognitivo coerente; in seconda istanza sarà fondamentale per l’Infermiere la consapevolezza di dover focalizzare il processo di scelta come un complesso approccio descrittivo non scevro da euristiche provenienti dagli stati emozionali del paziente.
Si offre così anche al paziente la consapevolezza di potersi ritagliare uno spazio di scelta tutto suo per comunicare meglio i suoi bisogni, insieme interpretarli e accordarli ai bisogni tecnici dell’organizzazione curativa. È in questa circostanza che la figura dell’infermiere dev’essere riconosciuta come figura di collegamento tra i bisogni privati del paziente e i bisogni tecnici dell’organizzazione che restano finalizzati a sua volta ai bisogni clinici dell’organismo del paziente e che quindi si esprimere con il “consenso realmente informato”.
Nel contesto di queste considerazioni ritroviamo, e il pz trova, l’Infermiere Professionista dell’Assistenza, come suo accompagnatore principali attraverso i vari aspetti:
clinici, che scaturiscono dal suo incontro con le figure mediche;
psicologici, che scaturiscono con il suo incontro con gli psicologi;
sociali, riferito al suo mondo sociale e relazionale;
mentale, riferito anche alle sue reazioni inconsce.
In questi aspetti il paziente troverà un amichevole, non troppo invadente, figura professionale che lo assiste nella raccolta di tutti gli alimenti lui ritenga indispensabili, dai vari aspetti, per eseguire nel miglior modo possibile una scelta (omissis). L’infermiere deve rappresentare in questo processo un tesoro, un asso nella manica da cui attingere conoscenze che faranno parte del suo nuovo percorso vitale.
Alla base di questo incontro c’è un processo di fondamentale importanza che è la comunicazione mediata spesso dal linguaggio (omissis)
La presenza costante dell’Infermiere nel processo terapeutico della dialisi rappresenta la principale fonte per istaurare il citato processo di comunicazione mediata anche da un para linguaggio non verbale. (es.: la semplice mano del professionista che viene quotidianamente appoggiata sul braccio del pz prima della venopuntura della fistola: per valutare il funzionamento, per sentire se è troppo calda e doverlo comunicare al medico, per decidere assieme al pz i punti da pungere, per comunicare di essere li assieme a lui in quei brevissimi attimi dolorosi.) Si evince la necessità di istaurare l’incontro di due sentimenti: l’amore del ‘infermiere per la professione e l’amore del paziente per la propria esistenza. Una necessità in cui l’infermiere non è presentabile solo come l’esecutore specialista del trattamento terapeutico ma, è invece il detentore di un sentimento che come tanti altri porta entrambi distanti dal pensiero dell’ineluttabilità del proprio destino la cui paura è il fattore motivante principale nell’esistenza umana (omissis).
Pertanto, la notevole importanza, del ruolo dell’Infermiere nel tessuto organizzativo della dialisi si evince dal suo legame, attraverso l’assistenza, al benessere psico fisico del paziente; un legame che è osservabile anche dal rapporto tra le associazioni specialistiche, come i team infermieristici e quelli puramente tecnici della dialisi vigenti sotto l’acronimo ANTE (Associazione Nazionale Tecnici Emodialisi) e le associazioni dei pazienti stessi sotto l’effige ANED (Associazione Nazionale Emodializzati).
Queste colonne si rapportano a loro volta con importanti case costruttrici delle disparate tecnologie terapeutiche ed insieme costituiscono notevole importanze nelle dinamiche finanziarie dei sistemi sanitari.
Il valore, della presenza dell’Infermiere Professionista dell’Assistenza, nelle dinamiche organizzative dei sistemi sanitari e assistenziali è il tema che motiva movimenti come “#noisiamopronti” a voler dare apertamente voce a un maggior “riconoscimento” basato principalmente in veste culturale e sociale e di cui saremo “riconoscenti”, questa volta, noi infermieri a chi si offre darne luce. ML
by Roi
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