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“Su di te si investe poco perché avendo genitori in condizioni precarie di salute…sei meno presente”

Mi occupo di lesioni vascolari dal 2001.  Mi sono rimessa in gioco sempre, ho seguito corsi di formazione, per approfondire tante cose che non facevano parte del mio bagaglio culturale.

Con umiltà ho riconosciuto i miei limiti e mi sono impegnata a superarli.

Ho imparato a costruire protocolli e procedure ed ho corretto alcune azioni empiriche che avevo appreso in passato. Ho vinto la paura di esporre relazioni davanti a colleghi…per tanti di voi facile ma io non ero abituata ed ho cercato confronto con chi ne sapeva più di me.

Ho seguito tanti pazienti ed ho ricevuto tante soddisfazioni per aver risolto molte delle loro problematiche.

Poi la decisione e l’opportunità del Master….tra tante difficoltà …data dalla malattia dei miei…..ho lavorato sodo. Con entusiasmo.

Ed ora mi trovo a gestire la deiscenza della ferita chirurgica del moncone di mio padre che ha subito amputazione. A lui dedico tutto ciò che ho appreso.

Le lesioni sono invalidanti e dolorose…e dietro ad una lesione vi è una persona, col suo vissuto, la sua problematica, la sua sensibilità.

Ogni azione di cura deve essere accompagnata da un supporto anche psicologico …e non deve essere solo un atto meccanico… tutt’altro.

La visione del paziente deve essere olistica. Per fare tutto ciò bisogna anche lavorare su se stessi, e tutto questo ti richiede tanta energia….per questo.vorrei essere riconosciuta per quello che considero la mia specializzazione.

Un mese fa mi sono sentita dire: “Su di te, ora, si investe poco perché avendo genitori in condizioni molto precarie di salute…sei meno presente usufruendo della legge 104…”

E dopo tanti sforzi, impegno, tempo rubato alla mia famiglia, sentirmi queste parole mi ha colpita nella mia dignità di donna, figlia e professionista…

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