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118 Friuli Venezia Giulia, a volte ritornano!

Di nuovo, secondo un vecchio e consunto copione, la Federazione regionale degli Ordini dei Medici del Friuli Venezia Giulia si è schierata contro la formale approvazione e attivazione dei protocolli infermieristici per il Servizio di Emergenza territoriale.

Le motivazioni? “ … se la FROMCeO condividesse tali protocolli violerebbe gli articoli ….. del Codice di Deontologia medica …” visto oltretutto che “…..non risulta ancora sancito definitivamente su base legislativa che un infermiere possa fare quello che può fare un medico …..”.

È immediato il pensiero a quanto accaduto un paio di anni fa in Emilia Romagna e a tutte le ricadute sul sistema, sui medici e sugli infermieri che la presa di posizione del Presidente dell’OMCeO di Bologna ha comportato (LEGGI).

Unico evento positivo fra tali ricadute la nascita, come moto di orgoglio professionale, del Movimento “#noisiampronti” che vuole la tutela e il riconoscimento formale delle competenze infermieristiche avanzate e specialistiche (LEGGI)

L’attività infermieristica nei sistemi di emergenza sanitaria territoriale ha avuto una sua regolamentazione fin dal 1992 (DPR 27 marzo 1992 “Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza”) a cui si sono aggiunte leggi e norme successive che hanno confermato in senso generale e quindi anche per gli infermieri che operano nei servizi di emergenza territoriale, l’alto livello di competenza raggiunto dagli infermieri, la loro autonomia operativa nelle situazioni di emergenza urgenza e l’indicazione di operare secondo protocolli, linee guida e buone pratiche (L.24/17).

Parliamo di cose antiche visto che i Protocolli Infermieristici 118 sono previsti dalla legge da ben 26 anni e che le leggi che si sono succedute dal 1992 non hanno fatto altro che confermare tale impostazione. E comunque è bene precisare che l’attuazione dei suddetti Protocolli non invade in alcun modo la competenza medica della diagnosi, stante che la loro applicazione è correlata alla correzione di alterazione oggettive di parametri vitali (es. in caso di ipoglicemia) o di segni significativi per la sopravvivenza (es. assenza cardiocircolatoria e adrenalina secondo linee Als).

La posizione degli Ordini dei medici e i veti che ne derivano producono un dato di fatto pesante per i cittadini: oggi su molti mezzi di soccorso l’infermiere non ha la possibilità di poter applicare le manovre necessarie (anche farmacologiche) previste e indicate da Società scientifiche nazionali e internazionali con grave ricaduta sul paziente. Lo scoglio FNOMCeO non può fermare l’ onda impetuosa del mare infermieristico.

Cosa si vuole fare? seguire logiche antiche, autocentrate e ferme su posizioni alla lunga indifendibili o entrare nel terreno del riconoscimento reciproco e della collaborazione interprofessionale a favore dei pazienti e del sistema? Attendiamo Risposte…ma risposte serie.

Carlo Alboreo per il Coordinamento Nazionale del #Noisiamopronti (LINK)

Di seguito la lettera che la Federazione Regione degli Ordini dei Medici ha inviato alla Regione FVG

 

 

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