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Quando la Sanità funziona, lì ci sono gli Infermieri

Ospedale nel Centro Nord:
Ho 48 anni ed ho deciso di fare il mio intervento chirurgico.
Dopo tre giorni di angoscia per un brutto incidente, alle porte di una Capitale d’italia, in un ospedale dove non mi fanno nulla, neanche la morfina,  decido di pagarmi il trasporto (280 euro) al centro di specializzazione del trauma, uno come ce ne sono tanti in Italia, mi devo operare, lo so, ho le ginocchia spezzate, sono un infermiere, lo so, devo fare urgentemente l’intervento, lo so.
Ma sono terrorizzato, proprio perché lo so.

Torrette: una fortezza che conosco bene.
Appena entrato in corsia mi sento come a casa.
Al blocco Ovest, piano IV il personale è disponibile, preparato, educato. sono un infermiere, lo so, ma loro no, ho chiesto riserbo a tutti.
Non manca mai un sorriso a ogni mio dubbio o richiesta.
Camera pulita, accogliente, tre letti.
Televisore con telecomando a ogni letto, wi-fi, anno 2012, tutto compreso nel prezzo, zero Euro.
Un rispetto della persona da hotel a 4 stelle. lo so, direte, sei un infermiere direte, lo so, ma trattano tutti così.
Ho una lacrima di orgoglio e paura e rabbia.
Poi l’attesa per la sala operatoria.

Mi spiegano che sono in coda e che sarò l’ultimo ad essere operato, lo so.
Mi lasciano in camera, tranquillo, con il mio Tablet e le cuffie e l’immancabile “enigma in luogo di mare” di Fruttero e Lucentini.
Sono emozionato ma non spaventato e non capisco perché, o forse si, lo so.
Ma
Non ho mai visto una sala operatoria da malato, quindi non lo so.

Due giovani infermiere mi vengono a prendere: è ora.
Scherziamo mentre spingono il mio letto su ruote. Sorridono, sempre.

Ma sono speciali, credo ci si innamori di chi si prende cura di te come si innamora la Donna di chi le fa nascere il bimbo, questo non lo so.
Forse, io sono solo solo, e riconoscente. Piango.

Sono circondato da infermiere e infermieri specializzati e dal chirurgo che mi riconosce: mi saluta chiamandomi col mio nome, ma tace, credo sia nervoso, siamo amici.
Tutti mi tranquillizzano.
La anestesista mi spiega, lo so, ma ascolto. Lo faccio raramente.
Mi sento in mani amiche e mi fido, ciecamente. Lo faccio raramente. 

Chiudo gli occhi sul sorriso della anestesista.
Mi risvegliano dopo un’ tempo istantaneo.
Mi viene da piangere.
L’infermiera mi chiede perché piango, è che sono un pò felice, con tutti quei ferri e kevlar sulle gambe.
Perché penso che non è vero che in Italia tutto va male.
A me sembra che qualcosa funzioni e anche benissimo, e dove funziona lì ci sono gli Infermieri, lo so.

I 280 euro me li ha poi restituiti la mia regione, lo so, non succede ovunque in Italia, ma molto spesso.
E dove succede lì ci sono gli Infermieri.

lo so.
CGT

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