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Emegenza sovraffollamento Pronto Soccorso: le soluzioni ci sono. Ma le vogliamo davvero?

Sono anni che si parla del sovraffollamento in tutti i Pronto Soccorso italiani, dramma che ormai sta dilaniando in un vero e proprio grattacapi ,dove a più livelli decisionali , si cercano soluzioni.
Gli organi di stampa cercano di portare luce e sensibilizzazione sul problema,si cerca di far emergere criticità nel sistema, cercando cause e soluzioni,ma di fatto ,al momento nulla si muove. Siamo in impasse.

Di certo, ad oggi, si conoscono tutte le conseguenze, dal servizio offerto al cittadino di per se in forte crisi alle aggressioni continue sul personale sanitario in prima linea, sintomi di una vera e propria implosione che si ripercuote sulle singole realtà con drammi a dir poco incredibili ; come non ricordare eventi come quello in cui un paziente si sparò in una stanza triage, accaduto a Bologna l’anno scorso dove in questo caso si mescola la patologia, la difficoltà di presa in carico di pazienti che cercano soluzioni di ogni genere perché soli o sfiniti da una società assente in Pronto Soccorso con lo sgomento degli operatori presenti per il dramma sfiorato di chi in quel momento poteva anche essere bersaglio.
Ci si comincia a chiedere perché in un servizio così importante dove l’attività di urgenza e emergenza è fondamentale per le cure e la vita stessa dei cittadini è diventato un luogo di paura.
Paura di non essere aiutati da una parte e paura di non aiutare dall’altra,dove l’aggressività padroneggia inevitabilmente e si consumano eventi che riempirebbero le cronache di giornali interi quotidianamente. Si parla di mancanza di personale, dagli infermieri ai medici, di tagli dei posti letto avvenuto per leggi nazionali alla “medicina difensiva”.
Queste concause in realtà,potrebbero essere gli output generati nel tempo del problema e non la causa effettiva che ne sta alla radice. Oggi viviamo in un sistema sanitario di tipo medico-centrico e quindi ospedale-centrico.
E’ facile intuire il flusso creato e la sostenibilità minata e non più sufficiente. A questo nasce un circuito collaterale, quello della sanità privata, che inevitabilmente genera un servizio che non può essere usufruibile da tutti.

Si perché in Pronto Soccorso si recano utenti che hanno bisogno anche di una visita non urgente o semplice medicazione o addirittura per la somministrazione di farmaco intramuscolare,ovvero gli accessi impropri,che non trovano risposte sul territorio ma che in ogni caso hanno bisogno di una risposta. E non solo. Anche la medicina di base spesso è costretta all’invio dei suoi assistiti in Pronto Soccorso per fornirsi di strumenti diagnostici di rapida esecuzione oppure l’invio di pazienti cronici che necessitano di assistenza h 24 per cui l’ospedale diventa l’unico contenitore possibile.
Di fatto, ci si scontra poi con le Aziende Sanitarie,con i tagli, con il blocco delle assunzioni e i Pronto Soccorso diventano imbuti dove il processo interno è spesso in blocco e non ci sono punti di sfogo.
La realtà e lo scenario sanitario è cambiato da tempo e nonostante il costante impegno di chi prova a cercare soluzioni quotidiane,bisognerebbe probabilmente ripartire come dato di analisi dai bisogni del cittadino di oggi ed avere il coraggio di cambiare.
Le politiche sanitarie devono investire su nuovi modelli organizzativi, innovativi, avvalendosi di figure e ruoli già presenti e formati ,che non aspettano altro che venga riconosciuta loro autonomia e competenza,come gli infermieri , preziosa risorsa da implementare nel territorio.
La nascita delle case della salute, gestite h 24, potrebbero sollevare gli ospedali dalla gestione di disabilità e cronicità ,potendosi concentrare sulle sole acuzie, cambiando la mission di base, utilizzando risorse umane e tecnologie avanzate solo ed esclusivamente in maniera mirata,rimanendo in linea con tutte le normative,senza doversi inventare soluzioni pindariche del momento.
Territorio anche come infermiere di famiglia, pediatrica e di comunità. Immaginate quindi un evoluzione futura.
Non certamente una soluzione immediata ma una nuova immagine che inizi a prendere forma.
Una sfida per chi conosce già le possibili soluzioni e anche il dramma di chi lo sa, ma non può oppure non vuole.
A voi l’interpretazione che più vi è congeniale in base alla posizione che ricoprite,ricordandovi che la salute è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e un valore morale e sociale per cui tutti dobbiamo batterci.

Simona Potì, Ambasciatore del Movimento #NSP

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