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23 aprile 2018

Permessi 104 e assenteismo. Quando i diritti diventano optional.


geralt / Pixabay

In questi giorni stiamo assistendo a dibattiti in trasmissioni serali e leggiamo articoli di giornale ancora sulla Pubblica Amministrazione.
Oggetto sull’accesso avvicendamento che riguarda l’assenteismo dei dipendenti pubblici per legge 104 e altri titoli di varia natura.
Si pone la lente di ingrandimento sulle percentuali tra pubblico e privato con dati percentuali alla mano.
Ciò che si riporta sono due dati: La percentuale di assenteismo nel pubblico triplicato rispetto al privato intesa come differenza percentuale tra il numero di personale della pubblica amministrazione rispetto al numero dei lavoratori del privato.
Inoltre si sta sottolineando il duro lavoro di controllo che si sta mettendo in atto dopo la riforma Madia e si sta chiedendo ai sindacati di farsi garante dei controlli. Senza entrare in merito alla questione, ci si chiede perché si ha sempre l’intenzione , al di là di singoli e plateali eventi negativi, di colpire la macchina della pubblica amministrazione in quanto reputata inefficiente e sprecona.
Ci si chiede come mai non vengano intraprese misure atte a prevenire fenomeni anomali, analizzandone i motivi, ma si preferisce colpire a macchia d’olio tutti, che poi alla fine sono sempre l’ultima ruota del carro.
Ci si chiede inoltre come mai ciclicamente si riaccendono focolai e si mette in pubblico l’attività di controllo che dovrebbe essere costante e circoscritta, non un’emergenza continua che obbliga poi a spendere soldi per arginare un fiume in piena.
L’indice di malattia deve cominciare ad essere un sintomo da analizzare per poterlo trasformare in attività produttiva. Inutile mettere troppi veti e divieti su chi beneficia, nella completa legalità, della legge 104 perché il disabile c’è, esiste 365 giorni all’anno e il sistema sanitario e sociale non se ne occupa. Bisogna spendere per risparmiare.
Ci chiediamo perché l’informazione sia sempre unilaterale, veicolata e forviante.
Ci chiediamo cosa volete che noi pensiamo? Meglio il privato? Più buoni e bravi? Più controllati?
Ma i diritti sono così rispettati in entrambi i casi? A voi le vostre considerazioni qualsiasi sia il vostro pensiero l’importante è il confronto e l’informazione.

Simona Potì, Ambasciatrice del Movimento #NSP

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