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Chi ha paura di un TSRM più competente?

Approssimazione , frustrazione e ambiguità sono queste le parole che probabilmente tutti i TSRM d’Italia avranno pensato leggendo la lettera di un giovane medico radiologo apparsa ieri sulle pagine del quotidiano sanità intitolato “A ciascuno il suo ruolo in Radiologia” ( http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=61072&fr=n ).

Esso rappresenta l’ennesimo attacco che una parte della sanità italiana muove sistematicamente contro i professionisti sanitari che, forti di percorsi formativi universitari post-base, acquisiscono nuove competenze : investire nelle professioni sanitarie consente di favorire un sistema professionale capace di sostenere e soddisfare le esigenze dei servizi e della popolazione nel rispetto delle norme vigenti e delle altre figure professionali.

L’articolo di Quotidiano Sanità

I contenuti dell’articolo su citato, inoltre, appaiono privi di fondamento. E’ bizzarro come un medico radiologo che prima palesa in toto la lunghezza del suo percorso di studi poi non spenda nemmeno 20 minuti per verificare le inesattezze delle cose che scrive.

Sarebbe infatti utile che si andasse certamente a rivedere il piano di studi di un studente in tecniche di radiologia , perchè definizioni del tipo “quasi un anno di radiodiagnostica, uno di radioterapia e uno di medicina nucleare” non trovano riscontro. Spiace constatare che il giovane medico radiologo sia rimasto perplesso nell’apprendere che un TSRM possa siglarsi come specialista in una determinata disciplina giustificando che tale terminologia è valida solo per i medici. Evidentemente non è ben chiara la normativa vigente si consiglia allora una lettura della legge 43/2006 e in particolare l’art. 6 che ha individuato il professionista specialista quale necessaria evoluzione ordinamentale, che non sia solo gestionale ma che esalti l’aumento di competenze cioè l’alta professionalità.

Le aree di specializzazione individuate per ogni professione, possono essere riempite di contenuti professionali per l’individuazione delle nuove competenze avanzate e specialistiche e dei master necessari per accedere alla nuova posizione di professionista specialista, indicando ordinamenti didattici omogenei a livello nazionale e prevedendo il riconoscimento dei crediti formativi per i corsi regionali e aziendali già svolti e per l’esperienza realizzata nel settore.

Interessante, quando si parla di metodica ecografica, sarebbe anche la lettura del profilo professionale : “Il tecnico sanitario di radiologia medica è l’operatore sanitario abilitato a svolgere, in conformità a quanto disposto dalla legge 31 gennaio 1983, n. 25, in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, su prescrizione medica tutti gli interventi che richiedono l’uso di sorgenti di radiazioni ionizzanti, sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare nonché gli interventi per la protezionistica fisica o dosimetrica” peccato che in tal senso lo sguardo verso le altre nazioni si limiti solo alla ricerca di termini anglosassoni come “tailored” e non invece alle dinamiche lavorative: sono tanti i colleghi TSRM che espatriati in inghilterra dopo un anno di integrazioni sono padroni della tecnica ecografica (l’equivalente durata di un master in ecografia in italia).

Superficiale e approssimativa anche la considerazione circa l’anamnesi dei pazienti perchè è evidente che non si conosce la realtà che si vive quotidianamente nelle diagnostiche d’Italia. Ma senza andare troppo all’interno della questione mi limiterò a portare l’esempio dei percorsi di screening mammografici in cui le notizie anamnestiche vengono quotidianamente raccolte dai TSRM per ogni donna che vi accede e con grande successo oserei dire.
Lo stesso successo invece non si può paventare per la teleradiologia perchè in Italia questo importantissimo progresso tecnologico viene ostacolato da un errata interpretazione della direttiva EURATOM che ha visto la traduzione del termine PRACTIONER in medico specialista in controtendenza con ciò che avviene in tutti gli altri paesi d’europa.

Ma la cosa che certamente spiace piu di tutto è il pensare che avere professionisti sanitari preparati, che rispondono agli obblighi formativi in materia di educazione continua in medicina e che investono nei propri percorsi di studi per l’ampliamento delle proprie competenze possa avere delle conseguenze negative per il paziente e che soprattutto a dirlo sia un giovane medico che prima ancora di addentrarsi nel mondo del lavoro abbia come unica preoccupazione la m dei ruoli.

I TSRM del movimento #NOISIAMOPRONTI.

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