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#noisiamopronti: evoluzione e cambiamento

Quando ci si approccia al movimento la prima volta, nella testa cominciano a nascere tante domande. Cos’è il movimento? Perché è nato? Cosa e in che modo vuole raggiungere gli obiettivi? Ma davvero credono di poter cambiare le cose?

Il movimento #noisiamopronti è un insieme di infermieri, ai quali si sono aggiunti anche altri professionisti sanitari, con lo scopo di valorizzare le competenze specialistiche, contribuendo all’evoluzione e al cambiamento della categoria infermieristica.

Già in questa definizione si capisce una delle armi più potenti che il movimento ha: “l’insieme” ovvero l’unione di professionisti.

La nostra categoria è stata molto spesso disunita, a volte da battaglie inutili come “infermiere laureato vs infermiere diplomato” o “teoria vs pratica”. Ciò che deve essere compreso è che se gli infermieri sono uniti possono davvero fare la differenza nel sistema sanitario nazionale. Abbiamo un enorme potere ma non ne siamo consapevoli.

Il movimento storicamente è nato dopo i fatti del 118 di Bologna, ma di fatto la sua nascita è stata determinata dal fatto che c’era la necessità di creare qualcosa che potesse dar voce agli infermieri, che potesse tutelare e valorizzare la categoria come forse, per decenni, non ha fatto al meglio chi aveva questo ruolo, che potesse far capire al mondo che gli infermieri non sono “paramedici”, che non sono esecutori, né operai né missionari. Gli infermieri sono PROFESSIONISTI, con un preciso percorso di studi, con determinate competenze e responsabilità.

Il movimento ha l’obiettivo di elevare la professionalità infermieristica e delle professioni sanitarie attraverso la valorizzazione delle competenze. Il riconoscimento della competenze deve essere ottenuto su più fronti:

  • Contrattuale: l’uscita dal comparto, il riconoscimento economico, una nuova classificazione della figura infermieristica e delle professioni sanitarie. Queste sono alcune degli interventi necessari;
  • Sociale: i cittadini, i nostri pazienti devono sapere chi siamo, cosa facciamo, che ruolo abbiamo nella sanità.

 

E come si può ottenere concretamente tutto ciò, che agli occhi di molti possono sembrare ostacoli insuperabili? Attraverso l’attivazione di tutti canali possibili: raccolte firme, proposte, incontri in piazza con i cittadini, formazione.

Questo è quello che concretamente fanno i membri del movimento. Si mettono in moto per creare il cambiamento.

 

Già, il cambiamento. Forse la parte più difficile da ottenere.

Molti vedono il movimento come la manna dal cielo, qualcosa in grado di risolvere tutti i loro problemi, vedono il movimento come uno strumento in grado di ottenere, possibilmente subito, un aumento di stipendio. E se non si ottiene il “tutto e subito” allora il movimento si trasforma in qualcosa di totalmente inutile.

Ecco questo è l’errore più grande che un professionista, degno di questo nome, possa fare. Il primo grande e importante cambiamento da fare è dentro noi stessi. Non si può pensare che esista sempre qualcun altro che risolva il nostro problema, ma dobbiamo essere noi gli artefici del nostro destino.

Non possiamo continuare a pensare che nulla possa cambiare, non possiamo continuare a lamentarci della nostra situazione senza alzare un dito. Cominciamo a riflettere su come noi possiamo contribuire, ognuno secondo le proprie capacità e mezzi, all’evoluzione della professione. L’autocommiserazione non porta da nessuna parte, il mettersi “in movimento” sì. Tutti i cambiamenti hanno bisogno di tempo. Roma non fu costruita in giorno.

Ma una volta costruita ha dominato per secoli.

L’altro grande cambiamento deve essere fatto nei giovani studenti e neolaureati che si affacciano alla professione. Bisogna insegnare loro che il nostro è si un lavoro difficile e pieno di sacrifici ma, se fatto con passione, ti renderà 100 volte tanto.

I giovani vanno incoraggiati ad essere professionali e competenti, a rispettare i doveri a cui sono sottoposti ma a lottare per i propri diritti. A studiare e a non smettere mai di credere poter diventare migliori. “se non vuoi incappare in una mela marcia non prenderla dal cesto, coglila dall’albero”.

Io voglio credere nei giovani perché un giorno sarò vecchia, mi ritroverò dall’altra parte e vorrei vedere un’assistenza fatta di professionisti realmente evoluti. E non possiamo permettere che nessuna persona, a maggior ragione colleghi, possano ostacolare questa naturale evoluzione.

E poi il cambiamento deve avvenire nei cittadini. I cittadini hanno il diritto di sapere chi siamo, il diritto di sapere che, chi si prende cura di lui, è un professionista. Andare nelle piazze, spiegare la nostra storia, dimostrare il nostro sapere, saper essere e saper fare.

Il movimento non è un partito politico o un sindacato. È un modo di vedere la professione completamente diversa da come lo è stato finora. Non denigratelo, non ostacolatelo perché non c’è niente di negativo che il movimento possa creare.

Non possiamo sapere se il movimento raggiungerà tutti o in parte i suoi obiettivi. Forse sarà una battaglia difficile, forse ci vorrà più tempo del previsto, forse ci taglieranno le gambe. Ma almeno possiamo dire di averci provato. E voi, ci avete provato?

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (Gandhi)

Elena Sforzi

  

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