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26 maggio 2018

Ma davvero le Centrali Operative del 118 sono da salvare?


Basta poco per attirare l’attenzione. Anche in una società che vive correndo freneticamente e che legge tutto dai piccoli schermi di 4 pollici degli smartphones.

Basta un’immagine, una bella ragazza seminuda per pubblicizzare l’acquisto a rate di un divano, o qualche parola chiave, di quelle che per certo catalizzeranno lo sguardo e susciteranno in molti una populista “indignazione”.

I titolisti dei giornali conoscono bene questa strategia: in fondo il titolone è la loro vetrina, la loro pubblicità più potente. Vendere copie, attirare followers sulle proprie pagine social, questo sembra essere ormai l’obiettivo principale di chi fa giornalismo.

Titolo giusto, catturi attenzione, vendi copie o click. Obiettivo raggiunto.

Poco importa dei contenuti. Da quando c’è Candy Crush non si legge il giornale nemmeno in bagno.

Alcune delle parole chiave per catturare l’attenzione ruotano intorno a temi caldi (o meglio, riscaldati al microonde al bisogno): in ambito sanitario le parole calde sono vaccini, malasanità, 118.

Il titolone del Resto del Carlino del 3 maggio 2018, recita “Salviamo il 118” con foto di rito di operatori in divisa. “Allarme sanità,  pochi mezzi e medici, al nord peggio che al sud” Nelle due pagine seguenti articoletti di mediocre qualità, basati sull’intervista al presidente della Società Italiana Sistema 118 Mario Balzanelli (Direttore del 118 di Taranto). LEGGI

Una campagna mediatica ampia quella di Balzanelli, che ha trovato spazi dal TG5 a Quotidiano Sanità.

Boccone ghiotto per un titolista… il 118 in difficoltà… non ci sono mezzi… non ci sono medici…  chi soccorrerà i cittadini nel momento del bisogno?

Gli angeli del soccorso sono in difficoltà…

Torniamo seri, o per lo meno proviamoci…

Balzanelli riferisce in una delle interviste della chiusura delle centrali 118.

Chiudono il 118… e il cittadino chi chiama quando ha bisogno (e purtroppo anche quando non ha bisogno)? “Indiniazione” di popolo. Obiettivo raggiunto.

Qual è invece la realtà dei fatti? Le centrali 118 provinciali vengono chiuse e accorpate in centrali di area vasta, come è avvenuto in Lombardia, in Emilia Romagna o in altre regioni. Ebbene sì, prevalentemente al Nord ma proviamo a non farne una questione di latitudini.

La centrale operativa 118 di Ferrara è stata chiusa a gennaio 2014. Il cittadino che richiedeva un intervento di soccorso non sentiva TUTUTU all’altro capo del telefono ma riceveva risposta da un infermiere della centrale di area vasta Emilia Est, a Bologna, che provvedeva a inviare il mezzo di soccorso più vicino e più idoneo per rispondere alla criticità rilevata.

Ma cosa è una centrale operativa? Una imponente struttura tecnologica che necessita di operatori formati, di procedure definite e di dotazioni strumentali poderose, hardware e software potenti e aggiornati, sistemi di comunicazione telefonici e radio perfettamente funzionanti, applicativi cartografici costantemente aggiornati e interfacciati tramite sistemi satellitari con i mezzi sul territorio.

Immaginate un Google Maps come quello con cui avete controllato da casa se c’è un bancomat vicino al bed&breakfast a Bangkok dove andrete in vacanza questa estate ma molto più potente. Un sistema che deve garantire l’intervento di soccorso, calibrato al millimetro.

Ma hardware e software costano, e costa anche mantenerli aggiornati e in perfetto funzionamento.

In un’ottica di razionalizzazione delle risorse, la gestione di una centrale di macroarea consente di garantire il massimo di efficienza del servizio di emergenza territoriale, l’erogazione di prestazioni omogenee e un contenimento dei costi legati alla riduzione di strutture ridondanti.

Ma sono davvero necessarie centrali 118 in province con 400-500mila residenti?

La centrale 118 dell’area metropolitana di Milano copre una popolazione di quasi 5 milioni di residenti e il governatore del Welfare della Lombardia ha prontamente risposto a Balzanelli su Quotidiano Sanità, non rilevando le criticità sollevate (LINK).

Londra, 8,5 milioni di abitanti, una sola centrale 118.

Regione Puglia, 4 milioni di abitanti, 6 province, 5 centrali 118.

Se la situazione del servizio di emergenza in Puglia è davvero quella riportata da Balzanelli, l’accorpamento delle 5 centrali operative porterebbe non solo a una riduzione della spesa sanitaria ma anche a una ottimizzazione del personale medico e infermieristico, che potrebbe essere ricollocato sui mezzi di soccorso per garantire una risposta maggiormente efficace. Certo, accorpare 5 centrali in una significa anche ridurre le posizioni dirigenziali da 5 a 1 ma si tratta di un dettaglio secondario quando l’obiettivo principale è garantire il soccorso sanitario ai cittadini.

Ci sarebbero tante altre considerazioni da fare, a partire dall’organizzazione del servizio 118 in Italia e la sua evoluzione verso il Numero Unico NUE 112 (struttura di cui si inizia a parlare in una direttiva Europea del 1991, un anno prima dell’emanazione del DPR 27/3/1992 che ha gettato le basi per l’istituzione del servizio 118 in Italia), fino ad arrivare alle sanzioni sulla mancata attivazione del NUE112 ma il tema sarebbe lungo da trattare, anche se interessante e ricco di colpi di scena.

Avremmo apprezzato qualche parola sul ruolo e sulle competenza avanzate dell’infermiere nel sistema 118 da parte di Balzanelli e SIS118, come altre società scientifiche avevano fatto a novembre 2015 ma anche questa occasione è stata persa…

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