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Perché importante l’incontro a Reggio Calabria di Ambasciatori e sostenitori di #Noisiamopronti

Credo che la giornata che ci siamo dedicati a Reggio Calabria durante il convegno “conoscitivo” e di programmazione di #Noisiamopronti, che vedeva la presenza tra gli oratori di Pietro Giurdanella, della senatrice Annalisa Silvestro e di tanti altri illustri colleghi, segna un momento storico dal punto di vista non solo professionale, inteso come punto di crescita della nostra professione in ambito regionale, ma soprattutto  lo ritengo fondamentale se come spero possa anche rappresentare solo l’inizio di un processo naturale e progressivo in ambito socio culturale.

I miei pensieri migliori sono spesso frutto di un’attenta riflessione che oggi, forte dell’esperienza di questa bellissima giornata vissuta con passione da chi sostiene e fa parte del nostro movimento, può tranquillamente partire da quell’attenta riflessione di Edward Lear sulla mia città, Reggio Calabria di cui scriveva vedendola, “un grande giardino, uno dei luoghi più belli che si possano trovare sulla terra”.

E’ da qui che ha origine forte e ricco di sentimento, il mio riflettere su cosa e come siamo arrivati ai giorni d’oggi a fare delle nostre Professioni Sanitarie a Reggio come in tutta la Calabria, quello che ormai tutti noi abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Se è vero che le politiche sanitarie influenzano e indicano la via da seguire di ogni civiltà civile e moderna che si rispetta, devo scrivere per forza e con particolare dispiacere, che da troppo tempo Reggio Calabria come tutto il meridione di questo nostro amato paese, ormai è da troppo tempo, fermo e ostaggio del conservatorismo dei suoi attuali gruppi dominanti.

Questo è il nodo politico sanitario centrale che nessuno dei responsabili locali, di chi ci dovrebbe stare a fianco  a difesa appunto della professione forte in termini di preparazione e abnegazione, sarebbe disposto ad ammettere ma soprattutto ad affrontare, viste le spaventose crepe di questo mostruoso edificio costruito intorno al nostro essere infermieri da queste latitudini.

Una professione che qui ci vede da un po’ di tempo fermi, per modo di dire, ma in realtà, andare pericolosamente indietro allontanandoci sempre di più dagli standard raggiunti da altre città non solo del centro nord. Sì, perché nelle sue dinamiche economiche e sociali ci ritroviamo spesso precipitati al fondo di tutte le classifiche, senza che succeda nulla e in un’assurda mancanza di percezione, di reazione, di opposizione che è classica di un popolo oggi per fortuna non più rassegnato perché forte di questo essere partecipi attivi in questa casa che è diventata per noi oggi il movimento #Noisiamopronti che ci ridà una nuova e concreta speranza in ambito professionale.

I giovani colleghi invece di reagire, oggi se ne vanno dolenti e rassegnati in cerca di un lavoro degno, di luoghi di studio e di cura più idonei ai loro bisogni, lasciando la nostra comunità locale ai figli dell’illegalità, della raccomandazione, del clientelismo più deteriorante. Il processo di degenerazione della nostra professione infermieristica, in fondo allo stivale sta portando al pettine ormai tutti i nodi irrisolti o rinviati, toccando quel limite estremo oltre il quale il sistema può esplodere.

Questo mio scrivere mi domando se è semplice pessimismo o il reale specchio della realtà?

Ogni infermiere che lavora al sud oggi può farsene un’idea da se, basta solo semplicemente guardarsi intorno e cominciare a vedere in quale stato chi ci governa a fatto cadere la nostra professione in ambito locale ormai quasi morta per quello che esprime in idee e progetti, ma che oggi ci vede fiduciosi più che mai grazie a chi finalmente ci indica la direzione futura da seguire con sempre più convinzione perché portatore di nuovi progetti e richieste che non possono che farci vedere la luce in fondo al tunnel.

Mi duole rilevarlo, ma questa è la sensazione più diffusa che percepisco fra i miei colleghi che come me vivono un clima pesante che dovrebbe portare  gli “strateghi” che ci stanno amministrando, ad un attenta riflessione incominciando a rispondere delle loro azioni all’opinione pubblica che pone in questi ultimi tempi tanti interrogativi senza risposta.

Credo che stavolta la risposta sarà data invece da noi che siamo pronti ad assumerci una così tanta grande responsabilità nel governare la nostra rotta di direzione professionale, spostando in avanti il ruolo di quelle forze professionali sane che esistono in questa nostra terra e che hanno ora il compito e il doverci provare, con una strambata improvvisa degna del miglior skipper nautico, verso nuovi orizzonti affrontando questa sfida con il necessario concreto sforzo di autorigenerazione fatto di nuove idee da concretare, ma soprattutto di programmi in merito a quello che dobbiamo essere come infermieri capaci e al pari di quelli che sono gli standard nazionali.

E’ giunta l’ora di accendere quel meccanismo di svolta necessario, salvando ciò che ancora c’è da salvare ma soprattutto togliendoci con decisione dalle mani di questa nostra classe dirigente che non fa’ altro che negarci perfino quella sacra identità che è figlia di ciò che rappresentiamo oggi dal punto di vista professionale che certamente non appartiene a loro, né per storia né tantomeno per tradizione, ma che spetta per diritto a tutti noi da troppo tempo ormai privi dei più elementari diritti, ma adesso più che mai convinti che anche #Noisiamopronti.

Gattuso Maurizio Domenico, per gli Ambasciatori del #NSP Calabria

Foto: Massimiliano Pedi LINK

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