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26 maggio 2018

Infermieri. Ma davvero abbiamo bisogno di feste e di auguri?


L’attesa.

Potrebbe essere il titolo di questo poco travolgente film della Sanità italiana.
Noi aspettiamo. Un mondo migliore. Qualcuno che ci comprenda. Qualche miglioramento. Ci arrabbiamo, piangiamo. Ridiamo.Alla ricerca costante di qualcosa o qualcuno che possa alimentare la fiamma che sentiamo dentro. L’amore per una Professione sempre più tormentata.

Ma cosa aspettiamo? E poi …da chi?
L’ho scritto più volte. L’abbiamo ribadito allo sfinimento nella lettera sottoscritta da 65 mila professionisti: due decenni di studi, di crescita culturale, umana e formativa per migliorare noi stessi e la Professione.

Venti anni appassionati e intensi. Ci siamo divisi in tre fra studi, famiglia, lavoro, con la consapevolezza di aver sostenuto costantemente il Sistema Sanitario. Donne, mamme e professioniste sanitarie. Un miracolo vero e proprio per mantenere l’equilibrio tra le tante attività.

Oggi è il momento nel quale tanti di noi stanno tirando le somme. Da un lato i tanti sacrifici, le rinunce, le difficoltà. Dall’altro i risultati. Impietoso il conto.
Poche, se non pochissime le realtà nelle quali gli infermieri si sentono nel pieno delle proprie funzioni. Contratti vecchi e nuovi che hanno dimenticato l’essenza, ovvero il riconoscimento della professionalità in nome  di una eguaglianza tra i mestieri e professioni sempre più incomprensibile.

Un giorno, in un dibattito pubblico, mi chiesero: “lei è contento di quanto abbiamo valorizzato gli infermieri con le  Case della Salute?
Mi sono sentito come un panda. Da difendere.
“Bisogna iniziare a pensare che si valorizzano i giardini, i mobili, gli arredi”. Ho risposto.

“Dopo due decenni nel quale gli infermieri e le professioni sanitarie hanno dimostrato sul campo le tante capacità, competenze, responsabilità e capacità nel rispondere ai bisogni del cittadino, è arrivato il momento di valorizzare l’assistenza che eroghiamo al cittadino”.

Ed oggi, all’indomani del festeggiamenti del Primo Maggio, della giornata degli infermieri, delle mamme, una domanda mi riecheggia nell’orecchio: “ma abbiamo davvero bisogno di festeggiare? E poi..festeggiare che cosa? Il lavoro? Le mamme? Gli infermieri? E gli altri giorni dell’anno? Continuare a lamentarci?
No. Io non ci ci sto più.
Noi non dobbiamo valorizzare gli infermieri, ma l’assistenza infermieristica che ognuno di noi è in grado di erogare quotidianamente. Non per Noi, ma per le persone assistite.

In un momento storico nel quale i dati demografici evidenziano l’aumento del numero degli anziani, con l’aumento esponenziale dei loro bisogni di salute, assistiamo impassibili agli eventi.
Qualcuno o qualcosa si muove: tira la giacchetta per di qua e per di la’ al politico di turno per mettere confini tra gli “atti” dei singoli professionisti. Tra ciò che è mio e ciò che è tuo.
Nel mentre aspettiamo. Attoniti.
Nel mentre festeggiamo.

Noi vogliamo festeggiare la presa in carico dei bisogni del cittadino: quella sorprendente possibilità che ha il cittadino nell’essere tutelato nella sua globalità. Questo vogliamo.
Solo allora possiamo dire: è festa!

Pietro Giurdanella

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