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Ciò che ai miei occhi sta emergendo in modo dilagante direi “virale” nel suo modo di contagiare, è ciò che oggi gravita intorno al nostro a dir poco malsano sistema sanitario, dove salvo rare eccezioni, è comunque unico nel suo essere stabile e mai dinamico nel modo di gestire la salute pubblica.

In tutto ciò non può che essere immobilizzato anche il nostro “sistema” d’assistenza di competenza Infermieristica, ferma immobilizzata ad arte da menti superiori che per mezzo di legislazioni emanate o meglio messe da parte dai “poteri forti”, hanno da sempre un occhio puntato sulla nostra professione perché forse anche e soprattutto al nostro impegno come movimento vivo di #NSP, fa ora più paura di ieri per le conquiste ottenute in termini di competenze e formazione.

Partendo da una mia semplice considerazione secondo la quale vivere in piena salute o quantomeno sapendo che c’è intorno a noi chi si occupa delle nostre esigenze quando viene a mancare il bene più importante che abbiamo e cioè il nostro benessere, non è mai stato un “mestiere” facile.

Quindi come fosse un mio personale click fotografico di ciò che mi circonda, una volta “selezionato”, mi regalo uno squarcio di questo mondo contemporaneo, come fosse un groviglio confusionario di frasi fatte terribilmente virali, che non possono servire ad altro che il portare il nostro mondo fatto di professionisti della salute, in quell’incerto cammino, fatto di sabbie mobili in cui molti colleghi si smarriscono o cercano di sopravvivere in quest’ambiente sfrenatamente liberista, in cui la difesa del singolo, è sottoposta alle sole e disumane leggi di mercato che non dovrebbero mai essere presente nel nostro sistema assistenzialistico.

Non pochi sono gli studiosi e gli esseri pensanti a considerare l’odierno mondo della sanità Italiana uno dei più complessi in senso negativo che esiste in Europa il cui adattamento per Noi che vediamo oltre, diventa ancora più difficile del passato proprio perché ci sottrae la capacità di progettare e di dirigere il nostro futuro in modo autonomo in un assurda e difficile precarietà in cui siamo, sì informati su tutto e preparati scientificamente, ma nello stesso tempo sempre ancora troppo apatici e assuefatti a quello che succede.

Nell’era della cosiddetta informazione, che mostra l’aumento di disuguaglianze sociali, di guerre, di terrorismo, di esodi di massa, di sottrazione di diritti, investiti ogni momento della nostra esistenza dalla sofferenza umana, i mezzi di comunicazione, ci rendono impotenti testimoni del male che attanaglia il mondo. Un male sorto dall’incontrastato imperversare di quel “tutti uguali”, dall’incontrollata globalizzazione, per finire a quegli attuali sistemi politico-economici che nella Sanità si ciba d’insicurezza e si fortifica innestando continue incertezze sul nostro futuro.

Destabilizzata e smarrita, la nostra sfera emotiva in campo professionale, è inoltre bombardata senza sosta dalla miseria di una quotidianità sempre più ostile dalla quale a volte cerchiamo di difenderci isolandoci e distaccandoci con quella comune sensazione di sentirci alla fine come un vuoto a perdere in balia della corrente del momento.

Ma mettere solo in discussione questo sistema, serve solo ad alimentare trascritti chiacchiericci da salotto che ritengo non portino a nulla di concreto.

E allora cosa ci resta da fare? Ritagliarci degli spazi per ascoltare tutto ciò che questo sistema ci ha violentemente sottratto, evitando accuratamente le persone che tendono a sovrastarci con la voce, ribellandoci nel dire con sempre più forza che #Noisiamopronti riprendendoci il suono di quel silenzio che gravita intorno a noi che ci aiuta se non altro a dar forma ai nostri pensieri per poi poterli condividere senza alcun timore.

Siamo come racchiusi in un click fotografico, che riporta senza filtri quella nostra meravigliosa voglia di non essere solo spettatori ma vivi partecipi di ciò che ci compete immortalando, come fosse una fotografia che improvvisamente lascia scorrere immagini di noi portatori di un intoccabile e imprescindibile pensiero rivolto a chi, della salute del cittadino, si ciba come fosse una sorta di felici noi nel bene degli altri.

Gattuso Maurizio Domenico, Ambasciatore Calabria

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