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25 giugno 2018

Noisiamopronti contro ogni discriminazione


Le recenti dichiarazioni del neoministro Fontana in merito alle famiglie omogenitoriali hanno ormai fatto il giro dell’Italia e nonostante le rassicurazioni da più parti non possono essere lasciate libere di galleggiare nell’aria e nel web. Parole non soltanto agghiaccianti in termini di civiltà ma che ledono i diritti umani e costituzionali. Innanzitutto l’omosessualità per chi non lo sapesse ancora è stata considerata dall’OMS una “variante naturale del comportamento umano.” (OMS 17 Maggio 1990) ma dobbiamo ricordare anche a tutti coloro che forse hanno la memoria corta o forse ignorano la Costituzione, Art 3 della Costituzione Italiana :

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.  Quindi per la legge TUTTI ESISTONO E SONO UGUALI.

Ma veniamo a noi cari professionisti sanitari…rinfreschiamoci la memoria tutti quanti.

Art 32 della Costituzione Italiana:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

Quindi noi che siamo professionisti sanitari dobbiamo tutelare la salute di tutti come diritto fondamentale, anche se non concordiamo con una determinata religione o orientamento sessuale. Ma andiamo avanti.. c’è dell’altro. Dal Codice Deontologico dell’infermiere del 2009):

Articolo 3
La responsabilità dell’infermiere consiste nell’assistere, nel curare e nel prendersi cura della persona nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell’individuo.

E fin qui tutto bene, penserete. Faccio il mio lavoro al meglio, mi prendo cura della persona e questo mette me stesso in pace con la coscienza. Ma c’è dell’altro.

Articolo 4
L’infermiere presta assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della persona.

Comincia il difficile. Perché non basta prendersi cura della persona ma dobbiamo anche tenere conto ossia ricordarci che le persone possono non solo pensarla ma anche agire in maniera molto diversa da noi e a prescindere noi dobbiamo prendercene cura sempre. Ma non finisce qui.

Articolo 32
L’infermiere si impegna a promuovere la tutela degli assistiti che si trovano in condizioni che ne limitano lo sviluppo o l’espressione, quando la famiglia e il contesto non siano adeguati ai loro bisogni.

Questo articolo definisce un concetto fondamentale che può apparire sottile ma importantissimo: nel momento in cui al nostro assistito non viene concessa la sua libertà di espressione causa famiglia, contesto (magari anche politico come adesso appunto) NOI DOBBIAMO AIUTARLO A FARLO.

E questo cosa significa? Che se ci troviamo di fronte ad una discriminazione perché quella persona è omosessuale, noi dobbiamo tutelarlo.  Quindi di nuovo dobbiamo mettere in moto le nostre capacità e aprire la mente e supportare il paziente nei suoi bisogni di salute. E se invece di un paziente è un nostro collega a subire discriminazioni perché omosessuale?

Lasciamo perdere? No:

Articolo 42
L’infermiere tutela la dignità propria e dei colleghi, attraverso comportamenti ispirati al rispetto e alla solidarietà.

Ed ecco he questo articolo ci ricorda come dobbiamo tutelare i nostri pazienti ma anche i nostri colleghi. Quindi per chiunque avesse fatto fino a poco fa spallucce come se alla fine questa “accettazione” fosse relegata solo alla prestazione assistenziale deve adesso ricredersi e farsi una bella autocoscienza. Perché essere infermieri e professionisti sanitari non è un lavoro che termina nelle 8 o 7 o 10 ore lavorative. Quando sei professionista sanitario lo sei h24 e non è più ammissibile un comportamento o atteggiamento anche velatamente discriminatorio nei confronti di nessuno.

Ed è per questo che #noisiamopronti non si ferma di fronte a dichiarazioni di Ministri o alla semplice indifferenza delle persone ma continuerà a lottare contro le discriminazioni di ogni tipo sul posto di lavoro e fuori, a supportare e tutelare i diritti del singolo e della collettività perché siamo professionisti sanitari che vogliono affermare la loro competenza e soprattutto siamo esseri umani.

Michela Fantuzzi, Ambasciatrice del Movimento

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