Vai a…
#noisiamoprontisu Google+#noisiamopronti on YouTube#noisiamopronti on LinkedInRSS Feed

25 giugno 2018

A.A.A. Assistenza domiciliare cercasi


Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) nel 2016 la percentuale di cittadini con più di 65 anni residenti nel nostro Paese ammonta al 22%. Le attuali proiezioni riguardo alla popolazione europea, al 2050, suggeriscono che il 37% dei residenti in Europa avrà più di 60 anni (1).

Insieme all’invecchiamento della popolazione aumenta, di conseguenza, anche la prevalenza delle condizioni morbose di lunga durata.

Dai dati presenti, si denota la necessità di un’assistenza biopsicosociale, sulla presa in carico del paziente a livello territoriale.

La centralità dell’assistito è il fulcro dell’assistenza infermieristica, che per soddisfare i bisogni del soggetto, ha bisogno di implementare i servizi socio-sanitari anche sul territorio. L’assistenza domiciliare e o sul territorio si occupa di “prendere in carico” l’assistito, successivamente ad una dimissione ospedaliera, per un follow –up in continum.

Il passaggio da un sistema che offre assistenza “prestazionale” ad uno fondato su processi di assistenza inquadrati nelle dinamiche di presa in carico, oltre ad essere rivolto al paziente malato (al primo contatto, cronico, fragile o non autosufficiente) è rivolto anche agli individui sani o apparentemente sani cui rivolgere interventi di prevenzione. (2)

Il follow-up sul territorio ha diversi obiettivi, serve a garantire un’assistenza continua alla persona, con un approccio multidisciplinare (medico di medicina generale, infermiere di famiglia, fisioterapista, assistente sociale, ecc), mira alla prevenzione del rischio, all’aumento del livello di autonomia massima garantita (in relazione alla condizione del singolo, soggetto), a mantenere – nel caso di soggetti sani – un livello di benessere adeguato. 

La figura dell’infermiere di famiglia in un contesto di assistenza territoriale, garantisce una presa in carico dei bisogni dei cittadini garantendo al contempo un adeguato processo di informazione ed educazione al care-giver e al paziente stesso.

Altro punto a favore, sarebbe la diminuzione dei costi relativa alle degenze prolungate ospedaliere o in strutture. Un’assistenza territoriale permette di evitare ricoveri con eziologia risolvibile a domicilio. Accanto alla questione economica si affaccia il punto di vista psicologico del soggetto durante l’ospedalizzazione.

L’ospedalizzazione in sé, è un cambiamento al quale ogni soggetto reagisce in maniera più o meno adeguata e che, nel caso di una degenza prolungata, potrebbe portare il soggetto all’alienazione. La diminuzione del processo di ospedalizzazione viene dall’erogazione di metodi assistenziali alternativi a quest’ultimo.

La figura dell’infermiere di famiglia necessita di una formalizzazione più esplicita e di un inserimento all’interno di diversi contesti, per migliorare l’assistenza e per mettere in risalto anche, l’esigenza di una specifica competenza nel campo.

Francesca Tranchino, Ambasciatrice Piemonte


  1. In merito, spiega la senatrice Annalisa Silvestro: “Quella dell’infermiere di famiglia è una figura che «dovrebbe farsi carico dei bisogni di salute e delle prestazioni che servono a tutti i componenti di una famiglia, cercando quindi di intervenire da un punto di vista assistenziale in un ambito di integrazione relazionale, affettivo ed emozionale come quello che c’è all’interno di una famiglia. Una figura quindi molto bella – prosegue – che riuscirebbe a fornire le risposte di cui le famiglie, soprattutto con persone con patologie croniche o degenerative, hanno bisogno”Health for All – Italia (2013). Disponibile sul sito: www.istat.it/it/archivio/14562
  2. Damiani G, Silvestrini G. Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. Rapporto Osservasalute 2014, assistenza territoriale 2014

 

Lascia un commento

Altre storie daNotizie