Breaking News

Antonio Caracallo, un Infermiere a Dublino

Mi chiamo Antonio, sono un infermiere e da sempre ho una passione per la scrittura. A Novembre mi sono trasferito a Dublino ed in questo Blog vi parlerò della mia esperienza in Irlanda, condividerò con voi non solo l’esperienza lavorativa, ma anche la mia quotidianità. Questo Blog vuole essere d’aiuto a tutte quelle persone che hanno dei dubbi sulla vita all’estero.

Si presenta così, nel suo blog il collega Antonio Caracallo, infermere campano di 27 anni, laureato nel 2016 presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Scrittore per passione. Ed emigrato, come tanti colleghi, in questi ultimi anni.

Per noi l’ha intervistato l’ambasciatrice Elsa Godino.

Una presentazione di te, chi sei?

Ho 27 anni e sono nato a Giugliano in provincia di Napoli. Ho conseguito la Laurea in infermieristica nel 2016 presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. A parte la passione per la mia professione, nutro una passione per la scrittura, non sempre incanalata in qualcosa di concreto, eccezione fatta per i riassunti di studio. Un’altra piccola passione è la fotografia, non sono particolarmente bravo, ma continuo a fotografare.

Come hai vissuto gli anni della tua formazione universitaria in Italia?

Il primo anno è stato abbastanza duro, facevo il pendolare e ogni mattina svegliarsi per arrivare a Roma per studiare non era semplice; durante gli studi ho affrontato il divorzio dei miei genitori, così decisi di fermarmi per un anno. Una volta “sbollentata” e assimilata la cosa, ho ricominciato con gli esami, il tirocinio e nel mentre lavoravo per mantenermi gli studi. L’aspettativa era quella di riuscire a lavorare, vincere un concorso e continuare a lavorare, nel mente volevo iniziare il Master in area critica, avendo lavorato per circa 5 anni e mezzo in ambulanza. Soccorritore, autista ed infine infermiere.

Che cosa ti ha spinto a cercare lavoro all’estero? Perché hai scelto Dublino?

L’opzione di trasferirmi all’estero si è concretizzata subito dopo l’ennesimo concorso fatto in giro per l’Italia. L’ennesima spesa per pagare treni, alloggi, tasse. Per non dire della perdita di giornate non retribuite dal lavoro precario. Con la mia compagna abbiamo deciso quindi di trasferirci. Perché Dublino? Perché quando ho fatto l’iscrizione non era obbligatorio l’IELTS (certificazione di madrelingua inglese), non è cara quanto Londra ed c’è una buona qualità di vita. Richiesta di infermieri alta.

In questo momento da quanto tempo svolgi la tua professione all’estero? Quale incarico ricopri?

La mia “carriera” è iniziata 2 mesi fa, prima avevo lavorato come HCA (Health care assistant, equivalente del nostro OSS); sono un RGN (Registered General Nurse cioè infermiere registrato, avendo il PIN). È la fase iniziale, cambia di poco il livello economico avendo avuto precedenti esperienze lavorative.

Come funziona l’avanzamento di carriera nella realtà irlandese? Va di pari passo con la prosecuzione degli studi universitari e con gli anni di esperienza maturata?

Diciamo di sì, nel pubblico va di pari passo con le università e gli anni di servizio, nel privato di solito vale l’esperienza. Punto in comune la figura del Senior Nurse, che si acquisisce dopo 3 anni di lavoro nelle stessa struttura e ti rende diciamo il vice caposala o il caposala in turno. Qui il caposala si chiama: Clinical Nurse Manager di livello 1-2-3.

Esiste una documentazione chiara e ufficiale a livello nazionale che stabilisce le differenziazioni delle attività e delle responsabilità in base al livello di competenza del professionista?

Su questo aspetto sono ancora in una fase di approfondimento, ma ho visto che esiste una scala economica e gerarchica, essendoci tante specialistiche e quindi molte competenze. Qui puoi decidere se essere un infermiere generalista o specializzarti in più settori.

Nella società irlandese, i cittadini conoscono la professione infermieristica? Qual è, in linea di massima, l’opinione che hanno su di essa? Positiva o negativa?

La figura infermieristica in Irlanda è riconosciuta, in modo professionale ed hai una tua specificità, un tuo valore e appunto, riprendendo il punto cardine del movimento #nsp, hai le tue competenze specialistiche, nelle quali ogni infermiere trova una sua collocazione, professionale ed economica.

Com’è il rapporto tra la componente infermieristica e quella medici? E con gli altri professionisti sanitari?

Si lavora fianco a fianco e per lo stesso scopo: la persona. 

Esistono ordini istituzionali dello Stato ai quali è obbligo dichiararsi per poter esercitare la professione? In generale, esistono enti a cui rivolgersi in caso di problemi legati al lavoro?

L’ordine principale è l’NMBI (Nursing and Midwifery Board of Ireland, iscrizione obbligatoria per poter esercitare. L’organo per la tutela, nella quale vengono discusse anche le compensazioni si chiama INMO (Irish Nurse and Midwives Organisation).

Partendo dal tuo bagaglio esperenziale che stai maturando all’estero, cosa pensi che occorra per cambiare in meglio la qualità di lavoro dei professionisti sanitari in Italia?

Penso che ci sia da lavorare, in particolare sugli stereotipi che ancora oggi imperversano, sia tra gli infermieri (vedi la contrapposizione tra infermieri diplomati e laureati) che tra i cittadini,  sia degli infermieri, sia quella delle persone, che ci vedono sempre sottoposti alla figura medica.
Un altro punto su cui lavorare, penso sia la politica, ahimè è li che bisogna “insediarsi” per dare maggior lustro alla nostra professione e penso sia giunto il momento di smetterla col dire che è una missione. Siamo professionisti, veniamo formati per essere tali e da tali dobbiamo comportarci.

Credi possa realizzarsi con lo sviluppo dell’art.12 del nuovo CCNL una valorizzazione delle competenze specialistiche in Italia?

Lo spero, siamo il paese che ha esportato la storia in tutto il mondo, personaggi italiani si sono fatti un nome all’estero, dobbiamo evolverci alla pari delle altre europee, se non per noi, ma almeno per affermarci nel nostro settore ed essere ancora più orgogliosi di essere italiani. Questa dovrebbe essere la missione di tutti noi, penso sia il motivo per il quale il movimento è nato.

Come e quando hai conosciuto #noisiamopronti? Come vedi il movimento, con i suoi obiettivi rivolti all’intera comunità dei professionisti sanitari in Italia e nel mondo?

Il movimento #nsp l’ho conosciuto l’anno scorso più o meno, perché un mio amico pubblicò una foto e andai a cercare cos’era, da subito avevo capito che era una questione seria, molto più dei sindacati attuali, l’articolo per rendere omaggio a chi ci crede e vuole cambiare. Ha idee genuine ed importanti che possono e devono coinvolgere gli infermieri in Italia e quelli emigrati.

Nel tuo blog “Infermiere a Dublino”, hai dedicato un articolo al movimento #noisiamopronti.  (vedi https://www.antoniocaracallo.com/2018/05/noisiamopronti.html?m=1). Come mai l’idea di un blog?

L’idea di creare un blog è nata quando ho deciso di rendermi utile per gli altri. Sia chiaro non voglio esportare colleghi, anzi sono sempre felice quando un collega riesce a tornare a casa, tutti meritiamo di vivere come ci piace e quindi essere d’aiuto a qualcuno. In fondo sono un infermiere.

Poi non volevo passare il tempo a scrivere cavolate, perché non fare qualcosa di costruttivo.

Una frase che ti rappresenta, o che rappresenta il tuo stato d’animo?

Io sono un appassionato di aforismi e questo penso caschi a pennello:

“Non ci vuole molta forza per fare le cose, ma viene richiesta molta forza per decidere cosa fare.” Cit.Elbert Green Hubbard

Grazie Antonio

Articolo di Elsa Godino, Ambasciatrice Piemonte

Lascia un commento

Shares