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Il grande bluff degli Ospedali di Comunità

Detto in termini di numeri a molti l’articolo 10.1 del DM 70/2015 (“Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”) dirà poco o nulla, ma riguarda uno dei punti salienti di un   Decreto molto importante per la Sanità Italiana e per la Professione Infermieristica.

In gestazione dal 2012, ma pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo a Giugno 2015, il Decreto Ministeriale doveva rappresentare la pietra fondante per l’istituzione degli ospedali di comunità a gestione infermieristica.

Prima di proseguire con quello che è stato l’evolversi dei fatti, c’è da sottolineare che l’obbligo per le strutture sanitarie e le Regioni di attenersi agli standard indicati nel DM è scaduto alla fine del 2016.

Ma procediamo per step.

Tale articolo cita testualmente:

10.1 Ospedale di comunità

E’ una struttura con un numero limitato di posti letto (15-20) gestito da personale infermieristico, in cui l’assistenza medica è assicurata dai medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta o da altri medici dipendenti o convenzionati con il SSN; la responsabilità igienico-organizzativa e gestionale fa capo al distretto che assicura anche le necessarie consulenze specialistiche. Prende in carico pazienti che necessitano: -di interventi sanitari potenzialmente erogabili a domicilio ma che necessitano di ricovero in queste strutture in mancanza di idoneità del domicilio (strutturale e familiare) -di sorveglianza infermieristica continuativa. La degenza media prevedibile è di 15/20 giorni.  L’accesso potrà avvenire dal domicilio o dalle strutture residenziali su proposta del medico di famiglia titolare della scelta, dai reparti ospedalieri o direttamente dal pronto soccorso. L’assistenza sarà garantita sulle 24 ore dal personale infermieristico ed addetto all’assistenza, dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta e dai medici di continuità assistenziale. La sede fisica dell’ospedale di comunità potrà essere opportunamente allocata presso presidi ospedalieri riconvertiti e/o presso strutture residenziali.

Previsti anche dal Patto della Salute 2014-2016 (Nuovo Patto della Salute per gli anni 2014-2016) e dal PNC (Piano Nazionale della Cronicità) questi presidi sanitari di assistenza primaria a degenza breve rispondono a questa necessità: “..adeguare l’organizzazione territoriale ed ospedaliera, rivedendo l’intera filiera dei suoi servizi secondo il criterio dell’integrazione delle cure primarie con quelle intermedie e con l’assistenza ospedaliera, specie a bassa complessità (…) riorganizzando le cure primarie e l’assistenza territoriale in modo da fornire ai cittadini un servizio nuovo ed efficace, capace di rispondere ai loro bisogni e ai bisogni emergenti della società

Un punto di snodo quindi tra l’ospedale per acuzie, destinato per ricoveri ordinari di casi limitati o di grande severità e complessità, e l’assistenza domiciliare sul territorio. Un ponte di competenze che la nostra Professione Infermieristica ha come pane quotidiano.

Tutto ciò “in teoria”. In pratica sta avvenendo tutt’altro.

A dispetto della specifica descrizione della struttura in oggetto, che sarebbe dovuta essere gestita da personale infermieristico e la cui responsabilità igienico-organizzativa e gestionale demandata al distretto, il Ministero della Salute con un Documento sul tavolo della Conferenza Stato Regioni (LEGGI) ha indicato un medico per la gestione degli ospedali di comunità, andando quindi a sconfessare in un sol colpo sia il DM 70/2015 che la L.251/00, comunemente nota come la Legge della Dirigenza.

La gestione e l’attività nell’Ospedale di Comunità sono quindi basate su un approccio multidisciplinare, multi professionale ed interprofessionale. La responsabilità igienico-organizzativa e gestionale complessiva è in capo ad un medico. La responsabilità clinica è in capo ad un medico di medicina generale (o pediatra di libera scelta se OdC pediatrico) oppure ad un medico dipendente o ad altro medico convenzionato od operante all’interno di una struttura pubblica o privata accreditata con il Servizio sanitario nazionale (SSN).

La responsabilità organizzativa e gestionale di ogni singolo modulo è in capo al coordinatore infermieristico.

La responsabilità assistenziale è in capo all’infermiere secondo le proprie competenze.

L’assistenza infermieristica è garantita in questo modo:

  • 1 infermiere e 2 oss durante il giorno
  • 1 infermiere e 1 oss durante la notte

Rispetto a quanto definito nel documento, si delinea come risolutiva la presa di posizione dell’Opi Pescara che, con le parole della Presidente Irene Rosini su Nurse24.it spiega come “Il documento del ministero nega la competenza gestionale infermieristica affermata inequivocabilmente da diverse leggi dello Stato” (LEGGI:  Ospedali di comunità, il ministero mortifica gli infermieri). Continua dicendo che da tempo gli infermieri attendevano il via libera per i cosiddetti ospedali di comunità, presidi sanitari di assistenza primaria a degenza breve. Ma di certo non si aspettavano che il ministero della Salute mettesse a dirigere le nuove strutture un medico designato dalle singole direzioni aziendali.

“Il documento del ministero – dice la presidente dell’Opi Pescara Irene Rosini – nega la competenza gestionale infermieristica affermata inequivocabilmente da diverse leggi dello Stato (L. 42/1999 – L.251/2000 – L. 43/2006, ndr)”.

Secondo la presidente, che si è affidata anche al parere del consulente legale dell’Opi Giannantonio Barbieri, “le violazioni sono due: la prima è l’indicazione di un responsabile medico designato dalla direzione aziendale per una responsabilità che il Dm 70 attribuisce al distretto, la seconda è la dichiarata negazione per gli infermieri con qualifica di dirigente di poter accedere a questa funzione”.

Ma non solo. L’Opi Pescara critica anche le indicazioni per la dotazione organica dei nuovi ospedali di comunità che viene definita “minimale e aprioristica”. 

“L’ospedale di comunità – scrive infatti Rosini in una lettera indirizzata alla Fnopi di cui auspica l’intervento – dovrà garantire l’assistenza infermieristica a pazienti cronici, probabilmente parzialmente autosufficienti, affetti da più comorbilità, possibili portatori di specifici device (SngCvcPegTracheostomie ecc…), che richiedono un’assistenza infermieristica impegnativa, peculiare e competente. Il numero di infermieri indicato è decisamente sottodimensionato. Di notte, addirittura sarebbero presenti un solo infermiere e un oss.  È inevitabile il verificarsi sistematico di situazioni in cui l’infermiere dovrà effettuare attività attribuite all’oss e viceversa”.

Situazione tra l’altro già presente in molte unità operative, ospedaliere, private e convenzionate del territorio nazionale, che dovrebbero essere sanate al più presto.

Per concludere, secondo la presidente dell’Opi Pescara “nel documento si tratteggia una figura antica di infermiere e si evidenzia il mantenimento di una altrettanto antica concezione ausiliaria dell’assistenza infermieristica. È grave che con il tratto di una penna impugnata da funzionari ministeriali, si neghi l’assunzione della responsabilità gestionale diretta della struttura ospedale di comunità (che di fatto è il corrispettivo di una Nursing home) a un infermiere con qualifica dirigenziale ed esperienza gestionale”.

Di qui la richiesta di un intervento della Fnopi e di un confronto tra i presidenti degli ordini infermieristici per attivarsi affinché il ministero della Salute e le Regioni modifichino il provvedimento. 

Il movimento Noi Siamo Pronti accoglie e sostiene con decisione la tesi dell’Opi Pescara auspicando che la FNOPI ponga un freno all’ingerenza subita e attivi finalmente un dibattito nella professione.

 

 

 

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