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Forchielli: “Se uno non ha voglia di studiare può fare l’infermiere”. Scoppia la polemica

Non basta la licenza elementare per fare l’infermiere, che questo concetto passi chiaro, una volta per tutte. #noisiamopronti 

Nell’immaginario collettivo alla voce “infermiere” c’è e c’è stato di tutto. Dall’operatore che si occupa degli appuntamenti, dal pizzaiolo all’inserviente.

Non si deve mollare nel trasmettere la nostra identità , senza offese ne minacce ma occorre farlo, per tutelare l’intera famiglia delle Professioni Sanitarie e per ri-trasmettere ai concittadini la fiducia verso chi opera professionalmente per la tutela della salute individuale e della collettività.

#noisiamopronti 

Chi ha vissuto in diretta le disgrazie avvenute un mese fa, prima a Bologna, poi a Genova, ha toccato con mano la serietà organizzata dei soccorsi sanitari intervenuti in queste due maxi-emergenze.

Ebbene, non basta la licenza elementare per fare l’infermiere, che questo concetto passi chiaro, una volta per tutte. Non basta lanciare la monetina e poi chiedere scusa sui social, si intravedono ormai ondate di pensieri da chiunque che di sanità conoscono probabilmente ben poco, da giornalisti, economisti, attori, personaggi della tv, con il sintomo comune del divulgare sui mass media la percezione dell’infermiere paragonata a quella del cuoco, del contadino, o di un generico lavoro manuale che non necessita di un livello alto di studi ne tantomeno di conoscenze scientifiche alla base.

Oggi la professione infermieristica è indignata perché è venuta a conoscenza dell’ennesimo pregiudizio. Alberto Forchielli, imprenditore economista, ha apertamente affermato nella trasmissione televisiva “In onda” che “Se uno non ha voglia di studiare può fare l’infermiere, c’è tanta richiesta di infermieri”. Percezione ben consolidata in diverse occasioni, visto che nel suo “blog” ed in un suo libro pubblicato nel 2016, è possibile leggere pensieri molto simili a quelli che ha espresso a voce ieri sera in trasmissione su LA7.

Il video al centro della polemica

Senza aspettare troppe ore, già da ieri notte sono comparse le prime segnalazioni sui social, divulgando il pensiero pubblico di A. Forchielli.
Su Twitter il movimento #noisiamopronti fa partire il tweet taggato @Forchielli, “perché 139.000 infermieri aspettano una risposta”.
Si legge la risposta dell’imprenditore a #noisiamopronti “Sono molto dispiaciuto, l’infermiere è una figura molto importante ed estremamente professionale, pessima uscita, son desolato”.

Inoltre, Forchielli scrive nella pagina facebook ufficiale della FNOPI: “Mi faccia sapere come ritiene giusto procedere, non intendo cavarmela solo con un post su Facebook”. La risposta che arriva dalla Federazione a Forchielli è sottostante al suo commento “ (..) sarà contattato formalmente dai corretti interlocutori della Federazione Nazionale Ordine degli Infermieri”.

Che cosa succederà ? Quali sono le percezioni della categoria di fronte alle insinuazioni che deviano il pensiero pubblico in preconcetti sulla nostra professione e sulla nostra formazione universitaria? Basta chiedercelo di persona, o leggerle nei i commenti dei vari post che riportano tale e quale l’accaduto fresco di ieri e non solo. In tanti ricordano anche il pensiero di Vittorio Sgarbi nei confronti della professione infermieristica.

C’è chi è coinvolto e sconvolto, ma molti professionisti non accettano più solo le scuse. Come la goccia, che non può essere fermata e fa traboccare quel vaso ormai colmo di disinformazione nei confronti della cultura professionale e della scienza infermieristica.

I professionisti sanitari si mobilitano, si riuniscono e si confrontano con il fine di tutelare l’immagine della nostra figura professionale.

Da oggi pomeriggio è possibile leggere su questo sito  la lettera scritta dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale #Noisiamopronti, dal titolo “Ecco perché non accettiamo le sue scuse”, indirizzata ad Alberto Forchielli, imprenditore, economista, blogger ed a p.c. Redazione “In Onda” – La 7. “Non vogliamo lescuse – si legge nella lettera – ma un confronto pubblico in TV a difesa dell’immagine professionale”

“Se uno non ha voglia di studiare può fare l’infermiere”. #NSP scrive a La 7, chiediamo un confronto pubblico

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