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Lombardia: il PAI affidato “SOLO” al medico, esultano gli Ordini

La Lombardia si riallinea alla convenzione nazionale che contempla la cura delle cronicità tra i quattro obiettivi per lo sviluppo della medicina generale nei prossimi anni e che affida al SOLO MEDICO di famiglia l’estensione del PAI (piano assistenziale individualizzato)”. Questo il commento di Fiorenzo Corti, responsabile comunicazione della Federazione italiana medici medicina generale dopo l’intesa raggiunta tra Ordini dei medici e Regione Lombardia sulla riforma della presa in carico dei pazienti cronici (Fonte: www.doctor33.it)

La cifra già stanziata per i medici di medicina generale per la stesura dei PAI è pari a 12,8 milioni di euro. Si prevede un compenso di 10 euro per ogni Pai eseguito. (fonte: http://www.fimmgroma.org)


Ma davvero la stesura di un così delicato documento per la presa in carico del paziente cronico ha bisogno del “solo medico di famiglia”?

E dire che il PAI – per definizione è Definizione – è il documento di sintesi che raccoglie e descrive in ottica multidisciplinare la valutazione di ciascun paziente, con lo scopo di dare l’avvio a un progetto 
di assistenza e cura che abbia come obiettivo il benessere della persona: è il risultato del coordinamento di tutte le figure che si occupano dell’anziano.

A questo punto c’è da chiedersi cosa comporti il mancato coinvolgimento degli altri professionisti sanitari, in primis gli infermieri, nella stesura del PAI?
Se è vero che l’infermiere è responsabile dell’assistenza generale infermieristica (DM 739/94) e se consideriamo lo specifico disciplinare degli infermieri, in che modo verrà esercitata tale responsabilità in termini di presa in carico, cura e assistenza?

E infine? A chi spetta vigilare su queste scelte? 

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