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Allarme morbillo: in sei mesi 370% in più rispetto all’anno scorso

La speranza portava a pensare che il decesso del piccolo malato oncologico finito per le complicanze del morbillo potesse dare il via all’inversione del trend. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è ancora troppo presto. Ma la persistenza dell’epidemia di morbillo in corso in Italia non permette di essere fiduciosi. Nel confronto tra il mese di giugno appena trascorso e quello dello scorso anno, i casi di infezione sono quasi quintuplicati: da 85 a 401. Il totale delle diagnosi registrate dall’inizio dell’anno è così giunto a 3500. In oltre mille di questi episodi si sono registrate complicanze, compresi due decessi nell’ultimo anno.

In Europa 35 morti nell’ultimo anno

Non confortano nemmeno i dati provenienti dal resto d’Europa, se ieri è toccato all’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornare l’andamento dei focolai in corso nel Vecchio Continente. Da giugno del 2016 a oggi, sono 35 le persone ad aver perso la vita per colpa delle complicanze della malattia esantematica. L’epidemia più rilevante è in corso in Romania, dove sono stati conteggiati 31 dei 35 decessi. Altri due, equamente ripartiti, sono stati segnalati dalla Germania e dal Portogallo. In ognuno di questi casi s’è trattato di una «tragedia inaccettabile», per dirla con le parole di Zsuzsanna Jakab, direttore generale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’aggettivo è dovuto «alla presenza di un vaccino sicuro, efficace e conveniente che rende la malattia evitabile» e che l’Italia ha deciso di inserire tra quelli obbligatori per completare l’iscrizione dei bambini alle scuole materne e primarie di primo grado .

 

L’emergenza chiama in causa anche gli operatori sanitari

È impietoso l’ultimo bollettino settimanale diffuso dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che svela come quasi nove dei contagiati su dieci non fossero protetti dal vaccino trivalente.

Casi di infezione sono stati riportati da quasi tutte le regioni, ma quelle in cui la situazione è più allarmante sono sette: il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, la Toscana, il Lazio, l’Abruzzo e la Sicilia. Età media degli infetti: 27 anni.

A preoccupare è anche il dato relativo agli operatori sanitari (255) colpiti dalla malattia dopo essere venuti a contatto con il Paramyxovirus: l’agente responsabile del morbillo. Ciò significa che non avevano mai intrapreso, o comunque non adeguatamente completato, l’iter vaccinale. L’obiettivo del ministro Beatrice Lorenzin è quello di rendere la vaccinazione obbligatoria anche per loro, per non mettere a repentaglio la salute dei pazienti che vi si affidano. Ma proprio in Senato è giunto uno stop all’emendamento varato ad hoc per sanitari e insegnanti: mancherebbe la copertura finanziaria.

La linea della fermezza sposata dal Governo è pienamente condivisa dalla comunità scientifica. Secondo Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale Malattie Infettive e Disordini Immunologici (WAidid), «è fondamentale che il Servizio Sanitario Nazionale preveda un programma di vaccinazioni obbligatorie per chi lavora in ospedale: medici, infermieri, ma anche volontari. Ancora oggi, in Italia, si registrano livelli di copertura vaccinale per molte delle vaccinazioni da anni raccomandate corrispondenti a circa un terzo degli operatori, anche in strutture ospedaliere ben funzionanti».

Fonte La Stampa

Redazione #noisiamopronti
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