Approfondimenti

Cronicità e complessità in un Paese che invecchia

Attualmente l’Italia vive un imponente processo di invecchiamento demografico con un aumento degli ultra 80enni, ”grandi anziani”, i maggiori destinatari dei servizi socio sanitari territoriali e ospedalieri, nel 2010 erano il 5,8% della popolazione totale mentre nel 2020 le stime portano il loro numero al 7,4%, questi dati ci indicano nuove sfide per l’intero sistema di welfare e dei servizi di longterm care.

 

La gestione della cronicità

Viene stimato che oggi circa il 70%-80% delle risorse sanitarie nel mondo è speso per la gestione delle malattie croniche che colpiscono circa l’80% delle persone over 65, le malattie croniche nel 2020 rappresenteranno l’80% di tutte le patologie mondiali, si stima che entro il 2060 il numero di over 65enni europei salirà dagli attuali 88 milioni a 152 milioni.

 

 

I dati a disposizione indicano inoltre come all’avanzare dell’età le malattie croniche diventano la principale causa di morbilità, disabilità e mortalità, e gran parte delle cure e dell’assistenza si concentra negli ultimi anni di vita. Inoltre si è osservato che le disuguaglianze sociali sono uno dei fattori più importanti nel determinare le condizioni di salute.

Secondo dati ISTAT, due milioni 600 mila persone vivono in condizione di disabilità in Italia (4,8 % della popolazione, totale, 44,5 % nella fascia di età>80 anni) e ciò testimonia una trasformazione radicale nell’epidemiologia del nostro Paese . In Europa si stima che le malattie croniche, nel complesso, siano responsabili dell’86% di tutti i decessi e di una spesa sanitaria valutabile intorno ai 700 miliardi di Euro per anno.

Sempre secondo i dati ISTAT la quota di anziani sul totale della popolazione all’1/1/2014 è pari al 21,4% e le regioni più anziane sono la Liguria (in cui gli over64 all’1/1/2014 costituiscono il 27,7% della popolazione totale), il Friuli Venezia Giulia (24,7%) e la Toscana (24,4%), l’Umbria (23,8%), Campania (17,2%), Provincia Autonoma di Bolzano (18,7%), Sicilia (19,6%) e Calabria (19,8%) sono le regioni con una presenza di anziani ancora decisamente minore.

Ma in un futuro ormai prossimo, nel 2032, secondo le previsioni ISTAT, la quota di anziani over65 sul totale della popolazione dovrebbe raggiungere il 27,6%, con circa 17.600.000 anziani in valore assoluto.

 

 

Dalle strutture sociali a sanitarie

La complessità delle persone che si trovano in regime residenziale nelle rsa o che afferiscono ai servizi socio sanitari presenti nei territori negli ultimi dieci anni ha trasformato quelle che prima potevano essere realtà comunitarie a maggior rilevanza sociale in strutture sanitarie dove l’aspetto clinico-sanitario ha sempre più acquistato peso nell’organizzazione dei servizi stessi, tanto da creare modalità gestionali sempre più improntate alla filosofia del team work in una logica di appropriatezza, di efficacia e di efficienza dettati anche soprattutto dalla esigenza di rispondere al meglio ai bisogni degli assistiti e di conseguenza ad una corretta allocazione delle risorse disponibili.

L’incremento dei problemi di natura sociale e sanitaria, l’aumento dell’indice di comorbilità delle persone che afferiscono o che richiedono una risposta nel territorio è sicuramente dovuto ad una longevità aumentata e di contro ad un ospedalizzazione con tempi di ricovero diminuiti affidando i percorsi di recupero alle reti e alle strutture territoriali, questa forbice ha dato origine a nuove realtà per quanto riguarda il mondo dell’autosufficienza e a nuove modalità gestionali per la non autosufficienza acquisita.

 

 

La nascita di case famiglia e la complessità degli utenti delle rsa ha completamente cambiato la nostra visione dei servizi sociosanitari presenti sul territorio aumentandone le aspettative circa gli interventi di natura tecnico scientifico riabilitativa andando sempre più verso dei percorsi di lungodegenza di alta qualità e complessità clinico-socio-educativo tanto da mettere in discussione la clinical governance nella sua stessa definizione («La Clinical Governance è un sistema attraverso cui le organizzazioni sanitarie sono responsabili del continuo miglioramento della qualità dei loro servizi e della salvaguardia di elevati standard di assistenza attraverso la creazione di un ambiente in cui possa svilupparsi l’eccellenza dell’assistenza sanitaria»).

Il cambiamento prodotto dal crescente numero dei grandi anziani quindi dei livelli di dipendenza con interazioni tra dipendenza funzionale, fragilità sanitaria e compromissione cognitiva ha sicuramente cambiato le modalità organizzative e operative degli infermieri e delle altre professioni che operano in questi percorsi tanto da diventare nel tempo risorse sempre più sottoposte a maggiori carichi di lavoro, dovuti anche ad una burocrazia crescente, tanto da dover valutare una possibile e necessaria modifica dei parametri orari giornalieri regionali destinati ai professionisti che afferiscono alla rete sociosanitaria: soggetti terzi che lavorano nelle gestioni di strutture o servizi devono applicare quanto previsto dalle norme vigenti e stabilito dalle regioni di appartenenza, questa la realtà che vede l’infermiere ancora oggi non sviluppare a pieno la sua autonomia ma a dover ricorrere a piani di lavoro standard con tempistiche e modalità ristrette, comunque ad oggi nelle rsa l’infermiere è l’unica figura sanitaria presente- salvo eccezioni non previste nel modello toscano, il debito orario quotidianamente impedisce lo sviluppo a pieno delle competenze recando spesso un deficit che può anche avere ripercussioni sul clima interno e sul professionista stesso.

L’invecchiamento della popolazione ha prodotto la nascita di realtà private a fronte di una domanda socio-sanitaria crescente, queste si differenziano in piccole comunità, case famiglia, dove i criteri di accesso delle persone sono ristretti al mondo dell’autosufficienza, quindi persone con isogravità minima e in strutture non convenzionate destinate a persone non autosufficienti con gradi di dipendenza maggiori.

Queste realtà sono strettamente legate alle isogravità e spesso sono proprio questi criteri di accesso a essere una forte criticità rispetto ai posti letto necessari alla domanda crescente di persone non autosufficienti e la trasformazione di persone con isogravità 1 a dipendenze maggiori che implicano una residenzialità diversa.

La scarsità di posti letto in convenzione con il S.S.N è una criticità se affrontata con regole stringenti che demarcano due mondi gemelli e continuativi in due realtà parallele che non sono l’una la successione dell’altra senza andare a costruire un percorso lineare nel quale la persona che gradualmente perde la sua autonomia possa muoversi senza ostacoli e barriere.

Credo che il percorso sanitario che porta una persona ad afferire ai servizi presenti nel territorio dalla autosufficienza alla non autosufficienza deve essere seguito da risorse dedicate non solo nella valutazione delle isogravità come avviene oggi tramite UVM ma da figure di riferimento di percorso afferenti al medico di medicina generale e al crhonic care model, l’infermiere di famiglia.

Una possibilità per la nostra professione.

Dr. Filippo Moneti, Infermiere dipendente Centro Alzheimer privato/convenzionato Arezzo

Redazione #noisiamopronti
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