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Decreto sulle Società Scientifiche: “Dal Ministero uno schiaffo alla storia”

Il 2 agosto scorso il Ministro della Salute ha firmato il decreto inerente l’istituzione dell’elenco delle Società scientifiche e delle Associazioni Tecnico scientifiche (link) previsto dall’art. 2 della legge 24/17.

Non poche le polemiche scaturite dopo la pubblicazione del Decreto.

“L’articolato in questione evidenzia una grave criticità che, se non sanata, rende di fatto inapplicabile alle professioni sanitarie il decreto e quindi la stessa legge n. 24 del 2017” evidenziavano in un articolo pubblicato su questo sito i colleghi Irene Rosini (Presidente Ipasvi Pescara) e Gennaro Scialò (Vicepresidente Ipasvi Frosinone) per il Gruppo 27 Aprile (leggi).

Fra i criteri di inclusione nell’elenco istituito, decretato e tenuto dal Ministero della salute, infatti, c’è quello della rappresentatività.

La Società scientifica ovvero l’Associazione tecnico professionale che ambisce ad essere iscritta nell’elenco ministeriale – proseguono Rosini e Scialò – deve poter dimostrare di rappresentare almeno il 30% dei professionisti appartenenti alla stessa specializzazione o disciplina prevista dalla normativa vigente o nella specifica area o settore di esercizio professionale. Nell’ambito di ogni professione sanitaria le specializzazioni, pur essendo previste dai relativi decreti istitutivi (vedasi gli infermieri per i quali il profilo – DM sanità n. 739/94 – prevede ben cinque aree di specializzazione) non sono formalmente istituite e quindi riconosciute, la disciplina è unica e non esiste una definizione formale di cosa si intenda per “area” o per “settore di esercizio professionale per ogni categoria.

Sul Decreto anche l’Associazione #Noisiamopronti aveva mosso dure critiche, fino a decidere di ricorrere al TAR del Lazio per chiedere una sospensiva del decreto stesso (leggi).

Diversi i Collegi IPASVI e Associazioni infermieristiche che avevano deliberato il ricorso.

Per arginare il problema, la federazione Nazionale IPASVI ha dapprima incontrato le Associazioni professionali riuniti nella Consulta (leggi) e poi ha scritto al Ministero per avere dei chiarimenti.

Il Ministero, attraverso l’ufficio legale, risponde con una circolare (leggi).

Oggi la lettera pubblica del “Gruppo 27 Aprile” e di alcune Associazioni tra le quali #noisiamopronti:

Siamo sconcertati – si legge nella lettera – per il compiacimento e amareggiati e irritati per quanto indicato dal ministero della Salute, che vorrebbe forse venirci incontro, ma le modalità individuate per superare le gravi criticità del decreto del 2 agosto 2017 permangono tutte inalterate.

Il punto, secondo i firmatari della missiva (tra i tanti anche l’Aisace e #noisiamopronti), è che il ministero confonde le aree di esercizio professionale con quelle che avrebbero dovuto essere le aree di specializzazione clinica degli infermieri; mette sullo stesso piano la Federazione nazionale Ipasvi e l’associazione maggiormente rappresentativa di una di quelle aree; invita all’aggregazione di mele, pere e frutta varia per raggiungere quel mitico 30% di rappresentatività.

Insomma, è un grave schiaffo alla storia, alla specificità infermieristica e all’impegno costantemente profuso da collegi, associazioni infermieristiche, singoli infermieri dediti ad approfondire, far crescere la nostra disciplina e la qualità dell’assistenza, che, per penna di un funzionario del ministero vigilante su ordini e collegi sanitari viene, con la posizione assunta, gravemente misconosciuta.

Presidente Mangiacavalli – si legge nella lettera – il risultato raggiunto che lei definisce politico non è un risultato né politicamente, né professionalmente positivo per gli infermieri e per la professione infermieristica, che rimangono vulnerati, perché nessuna vera e duratura soluzione è stata perseguita e tantomeno raggiunta. L’obiettivo che lei deve perseguire e impegnarsi a raggiungere è il riconoscimento valoriale, giuridico, professionale e operativo degli infermieri. La nota del capo ufficio legislativo del ministero della Salute è solo un grazioso omaggio, che mette una pezza temporanea e aleatoria a un decreto iniquo. Non certo la presa d’atto del grave vulnus recato alle professioni sanitarie, alla professione infermieristica in primis, con un decreto pensato e scritto male, non coerente con i disposti della legge n. 24/17 e che, evidentemente, lei ha contribuito a non far modificare.

Source: https://www.nurse24.it/infermiere/professione/societa-scientifiche-gruppo-27-aprile-risposta-ministero-peggio-sanatoria.html

Redazione #noisiamopronti
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