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Dopo la vicenda di Pescara, CompartoSanità lancia #noinfermierinterinali

#noinfermierinterinali – #vialiberassunzionidirette. La vicenda di Pescara (leggi) chiama ad uno scatto di orgoglio professionale: l’infermieristica deve prendere le distanze dal commercio di prestazioni sanitarie in suo danno, a danno dei cittadini nel momento in cui essi dispongono di una rotazione di personale impossibilitata a costruire una qualsiasi relazione empatica strutturata e duratura con l’assistito, a danno del ssn per le evidenti risorse economiche impegnate ad “affittare prestazioni mensili” con le agenzie interinali piuttosto che “stipulare un mutuo trentennale” con il lavoratore, assumendolo in ruolo.

Il commercio di professionisti abbassa sia il livello assistenziale che le motivazioni a fare bene e meglio e di più, e dall’altra espone ad ulteriori responsabilità gli infermieri stessi e quelli in ruolo, appunto detentori e garanti giuridici di tutti i processi assistenziali. Basti pensare alla responsabilità disciplinare: la sedicente infermiera della Manpower di Pescara, in caso di errore non potrebbe essere sottoposta a procedimento e neppure a contestazioni, ma in caso di errore ben commesso, l’infermiere abilitato potrebbe essere chiamato a rispondere di colpe non sue.

La “somministrazione di assistenza infermieristica” è un vulnus politico che deve essere sanato, rilevandosi con ormai troppa  metodica chiarezza che tale ricorso avvantaggia per la stragrande maggioranza della torta l’azienda appaltante. Dei diritti dei cittadini ad una continuità assistenziale prima di tutto con le persone e subito dopo con i processi e le evidenze scientifiche e l’organizzazione del lavoro, forse interessa poco.

Lo stesso infermiere prestato al mondo del lavoro per il tramite del caporalato istituzionalizzato, soffre di uno status economico e giuridico difficilmente riscontrabile in altre professioni sanitarie, ben lontane dal prestarsi ad avvantaggiare terzi piuttosto che gratificare se stessi per gli studi e le prestazioni di cui sono in grado di assumersi la responsabilità di mettersi al servizio diretto del Servizio Sanitario Nazionale.

E lo stesso dicasi per le cooperative. Tra validi professionisti, schiere di “pseudo operatori” senza titoli, abilitazioni, esperienza, competenza, conoscenza della lingua italiana scritta e parlata correntemente. Spesso senza diritti i primi e con tante attenzioni i secondi, che per un piatto di lenticchie…

A fronte di migliaia di infermieri neo laureati e laureandi che hanno deciso di spendersi per la professione passando dalla porta principale del concorso o della selezione pubblica, abbiamo di fronte la punta dell’iceberg rappresentato dalla sedicente di Pescara in concorso con l’agenzia di riferimento, assunta ed immessa in una corsia di ospedale pubblico non si sa bene come.

Il tema del giusto compenso vale soprattutto per gli infermieri onesti, in possesso di titoli e abilitazioni e di prospettive di crescita personale e collettiva, ma qualche domanda è corretto porla:

Quanto ha corrisposto alla Manpower di Pescara la ASL Pescara per una sedicente professionista? Quanto ha corrisposto alla sedicente professionista la Manpower di Pescara? Era iscritta anche all’Enpapi la sedicente professionista o si tratta di una ennesima svista? Come è potuto accadere un danno di immagine di tale proporzioni?

compartosanita.it lancia la campagna #noinfermierinterinali per rendere palese, preciso, inequivocabile che si deve porre fine: al ricorso al lavoro in affitto; al lucro sulle pelle degli assisititi; allo svilimento delle prospettive degli infermieri; alla violazione dei diritti dei lavoratori; alla superficialità di certe assunzioni.

A tempo dovrebbero essere messe le agenzie interinali che sfruttano gli infermieri, che se non fossero “cooptati” all’interno del circuito vizioso del lavoro a chiamata, costringerebbero il sistema sanitario e le aziende sanitarie, ospedaliere e ospedaliero universitarie a chiamate dirette tramite selezioni pubbliche. Con tutti i vantaggi contrattuali, giuridici, economici e previdenziali che ne conseguono senza possibilità di smentita.

Un altro motivo sottointende all’apertura di #noinfermierinterinali: richiamare tutti gli INFERMIERI che ambiscono ad entrare nel mondo del lavoro che se si percepiscono come PROFESSIONISTI devono rifiutarsi di alimentare il commercio (a prezzi di saldo…) delle prestazioni che sono in grado di erogare, recidendo il cordone ombelicale che lega ancora larghe fette di professione al lavoro subordinato nel senso peggiore del termine.

Siamo professione autonoma per leggi, per la pratica quotidiana dipendiamo-pendiamo dalle labbra di affaristi, commercianti, presidenti di cooperative che sul nostro lavoro fanno spesso cassa: le briciole ai professionisti, e non il contrario.

#noinfermierinterinali – #vialiberassunzionidirette

Fonte: http://www.compartosanita.it/noinfermierinterinali-vialiberassunzionidirette/

Redazione #noisiamopronti
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