Dal territorio

Il teleconsulto nella medicina di montagna. Il ruolo dell’infermiere

La medicina di montagna come sicurezza, strategia turistica, ma anche anti spopolamento delle zone alpine. Da alcuni giorni sono state attivate, in 4 rifugi valdostani e un presidio sanitario a Cogne, le prime postazioni italiane di teleconsulto medico in quota.

L’attività sperimentale fa parte del progetto europeo Alcotra tra Italia, Francia e Svizzera, battezzato e-Rés@mont, di cui capofila è l’Ausl della Valle d’Aosta. Una delle postazioni è alla Casermetta del Col de la Seigne, a 2365 metri, in Val Veny. Nella struttura, gestita da Fondazione Montagna Sicura e molto frequentata (65 mila utenti in 10 anni e quest’estate già 4 mila) è avvenuta ieri l’inaugurazione.

Il servizio prevede per tre giorni alla settimana la presenza di un’infermiera del team del Centro di alta specializzazione in medicina e neurologia di montagna dell’ospedale Parini, guidato da Guido Giardini.

 «Questo progetto – dice Igor Rubbo, direttore generale Ausl -, oltre a rappresentare un servizio innovativo e attrattivo per i turisti, potrebbe essere replicato in villaggi e zone di montagna a rischio spopolamento». Per ora il target sono escursionisti e alpinisti che frequentano la Casermetta, i rifugi Torino, Arbolle e Città di Mantova (il più alto, a 3498 metri) e il presidio Ausl a Cogne. Fino a metà settembre, in caso di malessere di ogni tipo, gli utenti potranno richiedere una serie di esami (pressione, ossigenazione del sangue, temperatura, frequenza cardiaca). «Abbiamo anche un ecografo portatile fondamentale per rilevare l’edema polmonare d’alta quota» dice Giardini. Le informazioni vengono immesse subito sul portale realizzato apposta dall’Istituto di Scienze e tecnologie dell’informazione del Cnr di Pisa che con quello di Fisiologia clinica è partner del progetto.

Lorenza Pratali, del Cnr: «In pochi secondi l’infermiere sa già quale punteggio di gravità hanno dato le rilevazioni e quindi come agire: dai casi non gravi con frequenze di monitoraggio a quelli più gravi con chiamata dell’elicottero. Poi avviene il teleconsulto che mette in collegamento anche via webcam il presidio nel rifugio alpino con un medico del Centro di medicina di montagna». Dalla sua attivazione nei 5 punti, il servizio è stato richiesto da 67 persone, di cui tre casi gravi dovuti principalmente a ipertensione e diabete. «Pochi giorni fa – racconta Andrea Fiorini, infermiere al rifugio Torino – mi è capitata una giovane straniera che si è sentita male al suo primo giorno di ascesa del Bianco. Abbiamo fatto il teleconsulto e il medico ha prescritto un farmaco della nostra dotazione. Il giorno dopo la ragazza stava meglio ed è ripartita per la salita».

Fonte: http://www.lastampa.it/

Redazione #noisiamopronti
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