Approfondimenti

Istituzione dell’Elenco delle Società scientifiche. E gli Infermieri?

Il 2 agosto c.a. il Ministro della Salute ha firmato il decreto inerente l’istituzione dell’elenco delle Società scientifiche e delle Associazioni Tecnico scientifiche (link) previsto dall’art. 2 della legge 24/17.

Tale articolo enuncia che le raccomandazioni a cui devono attenersi tutte le professioni sanitarie nel loro esercizio professionale sono inserite nelle linee guida elaborate da Enti, Istituzioni pubbliche e private, dalle Società scientifiche e dalle Associazioni tecnico scientifiche iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministro della salute. Vengono iscritte in tale elenco le Società scientifiche e le Associazioni tecnico scientifiche che sono in grado di oggettivare:

  • Una rilevanza nazionale con rappresentanza in almeno 12 Regioni/Provincie autonome anche mediante associazione con alte società o associazioni della stessa professione, specialità o disciplina;

  • Una rappresentatività di almeno il 30% dei professionisti non in quiescenza nella specializzazione o disciplina prevista dalla normativa vigente o nella specifica area o settore di esercizio professionale;

  • Un atto costitutivo redatto per atto pubblico o statuto dal quale si evincano specifici e ben dettagliati elementi.

Bene. Invece no!

L’articolato in questione evidenzia una grave criticità che, se non sanata, rende di fatto inapplicabile alle professioni sanitarie il decreto e quindi la stessa legge n. 24 del 2017.

Fra i criteri di inclusione nell’elenco istituito, decretato e tenuto dal Ministero della salute, infatti, c’è quello della rappresentatività.

La Società scientifica ovvero l’Associazione tecnico professionale che ambisce ad essere iscritta nell’elenco ministeriale, deve poter dimostrare di rappresentare almeno il 30% dei professionisti appartenenti alla stessa specializzazione o disciplina prevista dalla normativa vigente o nella specifica area o settore di esercizio professionale.

Nell’ambito di ogni professione sanitaria le specializzazioni, pur essendo previste dai relativi decreti istitutivi (vedasi gli infermieri per i quali il profilo – DM sanità n. 739/94 – prevede ben cinque aree di specializzazione) non sono formalmente istituite e quindi riconosciute, la disciplina è unica e non esiste una definizione formale di cosa si intenda per “area” o per “settore di esercizio professionale per ogni categoria.

Non va poi dimenticato che gli appartenenti alla categoria più numerosa – gli infermieri – possono essere riallocati più volte in relazione ai diversi carichi di lavoro o alle necessità organizzative, nonostante la capacità, competenza ed esperienza dimostrata e raggiunta in una definita aggregazione organizzativo assistenziale o in una unità operativa sia ospedaliera sia territoriale e nonostante gli ulteriori titoli di studio e le correlate competenze di tipo specialistico acquisite che, peraltro, continuano a non essere riconosciute ne giuridicamente ne contrattualmente.

Il Ministero non può escludere dai propri disposti, per scarsa attenzione e padronanza del variegato mondo delle professioni sanitarie un numero tanto rilevante di professionisti sanitari; ne può rendere parimenti inutilizzabile una legge tanto importante per la protezione dellassistito, il buon andamento del sistema salute e la tutela del professionista.

L’applicazione di quanto esplicitato dal Comma 566 della Legge 23 dicembre 2014, avrebbe concretizzato quelle pertinenze professionali di specialità che avrebbero reso reale la regolamentazione anche per le società tecnico-scientifiche della professione infermieristica: ma per questo siamo ancora al palo!

Attendiamo, anche se con una qualche amarezza e sconforto, che si individuino rapidamente dei rimedi anche per non veder “bloccato” l’intero decreto.

Irene Rosini e Gennaro Scialòper il Gruppo 27aprile

Redazione #noisiamopronti
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: