Approfondimenti

Rinnovo contrattuale e competenze specialistiche. Le osservazioni del Gruppo 27 Aprile

Le trattative sul rinnovo contrattuale in sanità sono al centro dell’Agenda dell’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (leggi). Per molti è un appuntamento atteso dal punto di vista economico. Un contratto non definisce tuttavia solo l’aspetto economico, ma incide profondamente sull’organizzazione del lavoro e sulla crescita della Professione.

Un esempio su tutti: quali saranno, all’interno del prossimo contratto, gli sviluppi in termini di riconoscimento delle competenze specialistiche? 

Da ciò che verrà definito nel prossimo contratto tutti gli infermieri – e in generale tutte le professioni sanitarie – dovranno inevitabilmente fare i conti per i prossimi anni.

Tra le critiche mosse alla bozza di contratto, nella parte che definisce lo sviluppo professionale con particolare riferimento alla valorizzazione dei percorsi formativi (master e laurea specialistica) riproponiamo quelle esposte dai colleghi Michele Del Gaudio e Luigino Schiavon in un articolo di Nurse24.it:

Nella bozza di accordo l’incarico di specialista è attribuito al professionista laureato in possesso di master di primo livello; l’incarico di esperto “è attribuito al professionista che ha acquisito competenze avanzate tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali, anche in virtù di protocolli concordati tra le rappresentanze delle professioni interessate, di quelle mediche e dell’area sanitaria più in generale”.

Le definizioni si commentano da sé. Non c’è alcun passo in avanti: solo la stanca e minimale attuazione di una vecchia legge e di alcuni ancor più vecchi decreti ministeriali.

Da una parte si è rimasti a quanto veniva indicato nel lontano 2006, come se nel frattempo nulla fosse avvenuto; dall’altra si riconosce tout court ogni tipologia di percorso formativo o quant’altro messo in campo, anche su orientamenti scollegati dalla risposta sanitaria ai cittadini e magari di interesse solo per le singole Unità operative.

Nessun richiamo, dunque, alla laurea magistrale ad indirizzo clinico, al Dirigente “professional”, alla tipologia “per area” delle specializzazioni, ad una indicazione seppur iniziale, di una vera progressione di carriera nella clinica.

 

Allo scopo di apportare un contributo, il 10 novembre scorso, la Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI ha pubblicato sul sito istituzionale un documento sulla valorizzazione delle competenze degli infermieri (link).

Il documento (link) è stato elaborato da uno specifico gruppo di lavoro (?) – si legge sul sito – e vuole essere uno strumento di lavoro, utile ai sindacati  e/o all’Aran, per la definizione di un buon contratto per gli infermieri.

Il lavoro si articola su una serie di argomenti cardine che fanno parte, appunto, dei temi caldi della trattativa: il reclutamento; il sistema di classificazione; il sistema dei fondi e delle indennità; la libera professione e le prestazioni aggiuntive; lo sviluppo delle competenze e la valorizzazione degli incarichi in ambito professionale e in ambito gestionale (incarichi gestionali e incarichi professionali); la non idoneità e l’idoneità condizionata: riflessione su un fenomeno sempre più importante qualitativamente e quantitativamente.

 

Al Documento proposto dalla Federazione arrivano oggi le dure critiche – che condividiamo – contenute all’interno di una lettera pubblica inviata alla stessa Federazione di un gruppo di Presidenti Ipasvi provinciali riuniti nel Gruppo 27 Aprile:

Abbiamo letto sulla “home page” del nostro sito istituzionale il documento sul contratto, prodotto da un gruppo di lavoro. Nella presentazione si legge che tale documento vuole essere uno strumento di lavoro utile ai sindacati e/o all’Aran, per la definizione di un buon contratto per gli infermieri.

Ci sarebbe piaciuto poterlo leggere prima della divulgazione e ancora di più poterne discutere, magari nell’ambito di un Consiglio nazionale, nella piena consapevolezza che se pur non è tema di specifica pertinenza della rappresentanza professionale, è però indubitabilmente un argomento di rilevante interesse per tutti gli infermieri perchè impatta sulla espressione del loro esercizio professionale e sul loro vissuto quotidiano e futuro.

E a tal proposito riteniamo di dover stigmatizzare la modalità adottata, che ormai da troppi mesi reitera un modus operandi che di fatto esclude i Collegi Ipasvi – che sono gli unici Enti titolati alla rappresentanza professionale dei loro iscritti – da percorsi e decisioni che li coinvolgono e riguardano direttamente.

Non dovrebbe essere necessario ricordare che sono i Collegi provinciali a riunirsi nella FNC Ipasvi e che al Comitato centrale e al relativo Presidente è attribuita per legge la funzione di coordinamento e di promozione dei Collegi, non il loro scavalcamento. I Collegi Ipasvi, infatti, ancorchè federati rimangono in possesso di tutte le loro autonome funzioni e responsabilità nei confronti dei loro iscritti.

Commenti rispetto ai punti di cui al Documento

1.Per quanto attiene il reclutamento

Viene sostenuto che la situazione attuale e quella che scaturisce dalle bozze di revisione del decreto 220/2001, non sono in grado di garantire che il reclutamento degli infermieri avvenga in modo trasparente, celere ed economico. Viene ritenuto utile, pertanto, auspicare l’abbandono del concorso tradizionale e il ricorso, invece, ad un diverso strumento di reclutamento. A tal proposito viene ipotizzata l’approvazione di una legge o di una norma legislativa ad hoc, che permetta la stipula di contratti di apprendistato di alta formazione (art. 45 d.lgs. 81/2015). Un’Azienda dunque, (secondo quanto scritto nell’articolato inserito nel Documento, articolato che dovrebbe essere inserito nella ipotizzata legge o che dovrebbe divenire norma giuridica) potrebbe stipulare contratti di apprendistato di alta formazione (art. 45 d.lgs. 81/2015) per coprire fino al 50% delle posizioni di infermiere definite nel programma di assunzioni. L’articolato riportato nel Documento ipotizza, infine, che il contratto di apprendistato possa trasformarsi in un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

2. Per quanto attiene il Sistema di classificazione

Viene ritenuto che la categoria DS “possa diventare il fisiologico contenitore per i professionisti specializzati ed esperti” e viene ipotizzata, al fine di produrre un sostanziale riconoscimento delle funzioni di coordinamento in quanto strategiche per l’azienda, una nuova categoria denominata categoria E.

3. Per quanto attiene il Sistema dei Fondi e delle Indennità

Viene auspicato che il Sistema delle indennità non sia più vincolato alla tipologia delle u.o. degenziali ma alle aree assistenziali o a dipartimenti caratterizzati da particolari esigenze intensive, di rischio o di un elevato e riconosciuto livello di stress lavorativo.

4. Per quanto attiene la libera professione e le prestazioni aggiuntive

Viene ritenuto necessario aggiornare la normativa “prevedendo la possibilità, da parte del dipendente della sanità pubblica, di svolgere attività libero professionale” cosa che consentirebbe la libertà di scelta dei cittadini rispetto a prestazioni sanitarie integrative, l’emersione delle prestazioni illegali e quindi, ovviamente in nero, degli infermieri dipendenti del SSN e il superamento delle prestazioni aggiuntive. La proposta per realizzarsi richiede una legge specifica.

5. Per quanto attiene lo sviluppo delle competenze e la valorizzazione degli incarichi in ambito professionale e in ambito gestionale

Viene ritenuta opportuna una armonizzazione con la disciplina degli incarichi dell’area della dirigenza e viene, pertanto, proposta l’articolazione di un sistema di attribuzione degli incarichi gestionali modulato su più livelli in relazione alla complessità organizzativa del contesto. Non viene esclusa la possibilità di attribuzione di incarichi di coordinamento ai laureati magistrali. Viene richiesto che nel ccnl nazionale siano inserite regole per definire la quantità degli incarichi gestionali nelle Aziende, le modalità di loro attribuzione e la durata che viene ipotizzata in 5 anni. Viene richiesto che la valutazione dell’incarico sia a cura del Nucleo di valutazione e del Collegio tecnico. Viene prospettato uno sviluppo di carriera anche in ambito professionale attraverso l’attribuzione di incarichi di alta professionalità nelle 6 aree di specializzazione ipotizzate nel Documento della FNC Ipasvi sull’evoluzione delle competenze infermieristiche. Richiamando tale documento viene evidenziato che la “…. modulazione degli incarichi deve tener conto della differenziazione dei livelli di certificazione delle competenze, con particolare riguardo ai titoli conseguiti in ambito universitario che devono avere una differenziata valorizzazione rispetto alle certificazioni che non hanno la qualifica di titoli di studio. La formulazione del dettato contrattuale deve prevedere i possibili sviluppi dell’attuale dibattito sull’evoluzione dei sistemi formativi in ambito universitario che prevedano anche l’attribuzione dell’incarico di Infermiere specialista clinico con laurea magistrale”.

5.1 per quanto attiene l’attribuzione, valutazione, conferma e/o revoca degli incarichi di natura professionale

Viene ipotizzato che, in prima applicazione e in deroga al principio generale, per l’attribuzione degli incarichi professionali, della durata di 3/5 anni, si proceda “…tenendo conto delle competenze ed esperienze maturate nell’ambito delle diverse aziende, a seguito di specifica ricognizione, purchè già formalmente strutturate al momento della sottoscrizione del contratto ed eroganti attività agli utenti.”. In questo caso, per la valutazione, non viene chiamato in causa il nucleo di valutazione e il collegio tecnico ma il Dirigente delle Professioni sanitarie.

6. Per quanto attiene la non idoneità e l’idoneità condizionata

Non commentabile

Conclusioni?

 

Redazione #noisiamopronti
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