Infermiere Specialista

U.K. : testimonianza sulle competenze specialistiche

sasint / Pixabay

Cari Colleghi,

quando mi si chiede rispetto a come si lavora in Inghilterra, con particolare attenzione alle competenze specialistiche che la professione infermieristica ha qui.

Inutile dire che le cose sono ovviamente profondamente diverse, ma andiamo per gradi e permettimi di spiegarti il quadro di fondo su cui si impianta il Sistema specialistico inglese.

Il principio che vige qui, già dal colloquio di lavoro che sostituisce il concorso italiano, è quello di quali e quante competenze un professionista possieda.

Parlo di professionista in generale, in quanto l’approccio è lo stesso sia che l’intervistato sia un Health Care Assistant (l’equivalente dell’OSS italiano), sia che sia un Registrar (un medico specializzato che sta formandosi per la carriera di medico “senior” o “consultant”). Ed è da qui che voglio partire, perché a differenza che in Italia dove le competenze sono “fisse” sulla categoria, in Inghilterra questo esiste solo per poche “specificità’” caratterizzanti la professione.

Accade così che io abbia incontrato infermieri che non sapevano inserire un ago cannula e HCAs (HealthCare Assistant) che gli insegnavano queste competenze.

Questo in Italia basterebbe a far gridare allo scandalo e all’abuso della professione o demansionamento (dipendentemente da chi fa I compiti di chi). Qui invece è piuttosto comune che gli infermieri in attesa del PIN di registrazione presso il Nursing and Midwifery Council (il collegio inglese degli infermieri), inizino a lavorare come HCAs nei reparti di destinazione. Cosi come spessissimo studenti infermieri sono già assunti come HCAs nel reparto dove poi vorranno proseguire l’attività lavorativa da infermiere.

In aggiunta a ciò, vige si un sistema di competenze di base fisse, ad esempio la somministrazione della terapia spetta unicamente all’infermiere e a nessuna altra figura professionale, per il corollario di responsabilità che questo servizio comporta e la quantità di nozioni necessarie a valutare effetti desiderati e “side effects” o interazioni con il resto della terapia. Cosi come, prevalentemente spetta agli HCAs l’igiene della persona e la gestione dei servizi alberghieri quali distribuire I pasti (ed eventualmente assistere I pazienti in questo), il giro letti e quant’atro. Tuttavia, queste sono riconosciute come responsabilità’ dell’intera squadra infermieristica, che inizia con l’HCA e prosegue fino al caposala o “ward manager”. Non è inusuale notare manager nel giro letti mattutino, se vi è carenza di personale, o somministrare I pasti ed accompagnare I pazienti in bagno quando ce ne fosse bisogno.

Questa premessa è importante, e ai colleghi che già parlano di tradimento per demansionamento, va sottolineato che qui il sistema di competenze non è una serie di compartimenti stagni, in cui un professionista fa solo e soltanto una cosa. Bensì, qui vige un continuum di compiti, condivisi per la maggior parte dei casi dai specifici professionisti. Cosi accade che se sto facendo terapia, gli HCAs si organizzeranno da soli per effettuare l’igiene al letto del paziente, ma se sono libero mi affiancherò a loro sia per formarli ad esempio sulle lesioni da decubito e gestione delle stesse, sia per valutare in prima persona le condizioni della pelle e stabilire sulla base di ciò eventuali interventi infermieristici da attuare per migliorare o preservare l’integrità cutanea.

Allo stesso modo, personale specializzato come i fisioterapisti, non solo si occuperanno della mobilità del paziente, ma ad esempio in terapia intensiva aiuteranno a cambiare le lenzuola, senza sentirsi demansionati o sfruttati in quanto il lavoro viene effettuato in team, e il loro compito di specialista in fisioterapia non viene sminuito dall’aiutare il collega infermiere a cambiare le lenzuola.

KeithJJ / Pixabay
Sulla base di questo sistema di team work, si impianta il sistema di sviluppo delle competenze, e ovviamente del riconoscimento delle stesse non ultimo dal punto di vista remunerativo.

Accade cosi che un HCA con numerosi anni di esperienza sia esperto nell’inserzione di cateteri venosi periferici e in prelievi, e che un infermiere neolaureato non sappia da dove iniziare. Ricordiamo ovviamente che il sistema di formazione è anche profondamente differente, poiché’ in Inghilterra la formazione preferisce puntare sul lavoro di squadra piuttosto che sovraccaricare un novizio professionista con nozioni e responsabilità che può benissimo apprendere nel percorso della sua carriera infermieristica.

La nostra gerarchia parte quindi dagli HCAs, che svolgono prevalentemente funzione alberghiera e di supporto ma che, con adeguata formazione, possono anche diventare loro i “formatori” per specifici servizi o prestazioni.

(Ad esempio, il mio training sull’uso del sollevatore hoist e dello scanner vescicale l’ho ricevuto da una collega HCAs, e non è stato meno interessante per questo in quanto lei padroneggiava quelle conoscenze).

Il fraintendimento sta nell’idea esclusivista della professione e nell’assunto che una persona laureata non debba fornire “padelle e pappagalli” in quanto laureato. Questa assunzione creerebbe non poche difficoltà a un inglese per comprenderne le ragioni, in quanto la risposta sarebbe “E’ sempre un bisogno di cui l’infermiere si prende carico”.

Per completare il discorso, prima di passare alla questione distinta delle competenze specialistiche, va sottolineato che l’infermiere non solo gestisce i bisogni assistenziali all’interno dell’unità ospedaliera, ma si articola e interfaccia anche con la realtà esterna della comunità. Accadra’ quindi che un paziente senza fissa dimora non verrà dimesso finche’ una risposta non venga data dai servizi sociali in merito all’alloggio e all’eventuale supporto necessario a casa. Mentre in reparto, sarà l’infermiere a fare in modo che il team lavori come richiesto, formulando richieste di consulenza specialistica alle varie professionalità come fisioterapisti, dietisti, specialisti vari in ambito di medicazione di ferite, supporto spirituale, psicologico e cosi via (fino ad arrivare a suggerire possibili trattamenti farmacologici o consulenze specialistiche). In questo modo, il paziente durante la durata della sua degenza avrà risposta a tutti i bisogni che presenta, con l’obiettivo di dimetterlo/a nello stato di salute migliore possibile, e di questa assistenza olistica l’infermiere è chiave e perno centrale.

 

Da un punto di vista di competenze specialistiche in senso stretto, l’infermiere inglese si qualifica come “Registred Nurse”, con le particolari inclinazioni del corso di formazione frequentato. Esistono infermieri pediatrici, infermieri di igiene mentale, infermieri di comunita’, infermieri scolastici. Tutti questi titoli sono al livello di “Bachelor degree”, ovvero laurea triennale di base.

Sarà poi l’attività lavorativa a formare ulteriormente il professionista, inizialmente ad un livello di competenze di base (“saper fare bene le cose basilari”). Per questo motivo il neo-assunto andrà incontro a quei “mandatory trainings”, ovvero corsi di formazione obbligatori per chiarire l’approccio di quella specifica struttura ospedaliera ad esempio al rischio infettivo, alla documentazione della terapia, ai processi di pronto intervento in caso di incendio o arresto cardio respiratorio o emergenza medica, cosi come alle corrette modalità di mobilizzazione del paziente e dei carichi in genere, al supporto dei vari team specialisti nelle varie aree di supporto spirituale, o di integrità della pelle o terapia del dolore.

Successivamente un numero di training e corsi di formazione aggiuntivi verranno richiesti, sia dal professionista sia dal team nel quale il professionista agisce. Questi training non sono di livello accademico, ma sono proposti dall’ospedale per aumentare la performance dei singoli individui aggiungendo competenze semplici a quelle già maturate. Allo stesso modo, un infermiere formato ad hoc può isolare la safena negli interventi di bypass coronarico, in autonomia rispetto ai chirurghi che operano in contemporanea a livello toracico.

Fin qui tuttavia le competenze rimangono di carattere curriculare, senza riconoscimenti accademici in merito.

E’ con i percorsi “post-graduate” che le competenze specialistiche vengono approfondite in maniera teorico-pratica.

Tali corsi partono da moduli separati decisi dal professionista, che poi possono convergere in un titolo di studio tipo master or post-graduate degree. Spesso la candidatura a questi corsi viene non solo dal professionista che si propone, ma anche dal reparto che ha avuto modo di lavorare con quel professionista (solitamente per almeno due anni, o in media non meno di 18 mesi). Sebbene in futuro la possibilità che questo cambi, attualmente è spessissimo l’ospedale a pagare la formazione aggiuntiva in quanto questa viene vista come un miglioramento e potenziamento delle professionalità dell’infermiere, e quindi di conseguenza della performance del team e dell’esperienza del paziente. I master hanno più disparati argomenti, dall’igiene mentale alla cardiochirurgia toracica, dal supporto alla comunicazione alla gestione del lutto. Una volta terminato il percorso formativo, l’arricchito professionista può far domanda per diventare “nurse specialist”, ovvero infermiere specialista in un determinato ambito.

Il riconoscimento della specializzazione arriva in reparto, spesso con anche funzioni manageriali (il “charge nurse” o infermiere “in carica” ). Oppure, altra modalità, è che l’itera struttura si avvalga delle nuove competenze. In questo caso il professionista diventa parte di un “specialist team”, un gruppo ovvero di specialisti in un specifico aspetto dell’assistenza al paziente, come può essere la terapia del dolore.

E’ importante sottolineare che a questo punto l’infermiere è già rientrato in quella categoria di “non medical prescribers”, ovvero dei professionisti che possono emettere prescrizioni farmacologiche specialistiche e che non sono medici. Questo è possibile grazie a moduli specifici offerti dall’università completati dall’ospedale di appartenenza con le proprie regole e protocolli farmacologici.

Anche qui, non vi è sentimento di demansionamento da parte della classe medica, che ben volentieri cede questo compito (non esclusivamente) a perone che approfondiscono specifici protocolli di trattamento a livelli piuttosto importanti, basati su EBM e EBN.

Il passo successivo della carriera specialistica è quello dell’Advanced Nurse Pratictioner (ANP), un infermiere con competenze specialistiche in una area più ampia del precedente e con possibilità di prescrizione di esami e terapie. Un esempio per distinguere da un infermiere specialista in terapia del dolore, puo’ essere l’ANP specialista in cardiochirurgia toracica, esperto nei protocolli farmacologici e chirurgici. Sebbene tuttavia parliamo di assistenza chirurgica, l’ANP non svolge un ruolo diretto nell’intervento chirurgico in se, ma nella gestione del diretto pre e post operatorio, come potrebbe fare un medico specializzando in Italia.

Ulteriore passo è quello del Nurse Consultant (NC), un infermiere con esperienza superiore all’ANP, cui è riconosciuto il ruolo di “consultant”, uno dei maggiori livelli della gerarchia sanitaria in Inghilterra.

Ora uno dei punti focali dell’argomento specializzazione: il riscontro di tali responsabilità anche da un punto di vista personale e remunerativo.

Partendo dal presupposto che un infermiere in Inghilterra, gode in media di molta più considerazione rispetto a un collega italiano, al salire della scala specialistica aumenta anche la reverenza che il professionista verrà riconosciuta. Il riconoscimento delle ulteriori conoscenze del professionista non e’ cosa da poco, in un sistema sanitario che, supportato da internet, tenta di trovare da se le ragioni e le diagnosi, finanche i trattamenti. E se la gratitudine non fosse abbastanza, uno stimolo in più è la remunerazione.

Un professionista non infermiere (un HCA o un Assistant Pratictioner, ovvero un OSS specializzato) prende da una base di 15.400£ ad un massimo di 22.700£ circa all’anno. Un infermiere non specializzato parte da 22.128£ all’anno per arrivare a 28.746£ (senza weekend, straordinari e festività). Un infermiere specializzato va dai 26.000 ai 41.000£ pa, mentre un ANP arriva a prendere fino a 48.000£ pa, tradotti in 54,868.97 euro lordi l’anno (ovviamente il numero è indicativo in quanto si deve tener conto del costo della vita e del potere d’acquisto della sterlina nel mercato inglese).

Ovviamente esiste anche qui una tendenza di governo ad arginare e ridurre la spesa pubblica attraverso tagli alla sanità (tra gli altri servizi) con conseguente blocco dell’aumento salariare dei professionisti della sanità, tuttavia la differenza è data dal punto di partenza del sistema comparato alla realtà italiana.

Spero di aver chiarito alcuni dubbi in riguardo alla carriera specialistica in Inghilterra, sebbene riconosco che io stesso (che vivo qui da tre anni circa) ho ancora molta strada da fare nel comprendere a pieno come il sistema funzioni. Per ora guardo a possibili corsi per il nuovo anno accademico, con la triste consapevolezza di non poter (ancora) spendere queste competenze acquisite nel mio paese natio.

dott. Roberto Iavarone

Creative Commons License
u.k. : testimonianza sulle competenze avanzate by Redazione #noisiamopronti is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0 International
Redazione #noisiamopronti
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: