Dal territorio

Uso etico dei social: una riflessione

Negli ultimi tempi i casi di aggressioni a danno di operatori sanitari, spesso infermieri, operanti soprattutto all’interno di aree di emergenza-urgenza, come il pronto soccorso, sembrano essersi moltiplicati esponenzialmente.

Un fenomeno già da tempo analizzato in letteratura, anche italiana [cfr. “Un problema emergente: le aggressioni nei servizi sanitari”, P.Fabbri , L.Gattafoni , M.Morigi, rivista L’infermiere 4/12] e di cui la cronaca continua a fornirci nuovi casi.

Questo introduce il problema che ha fatto nascere una riflessione: ogni articolo nell’era dei Social può essere commentato e condiviso, e il mezzo può diventare un’importante via di informazione e sensibilizzazione per i professionisti, ma soprattutto per l’opinione pubblica.

Accade tuttavia, che su una pagina pubblica su Facebook che si rivolge agli infermieri, venga pubblicato un articolo sulle aggressioni con la didascalia “ormai non ci resta che l’autodifesa… armiamoci”.

Al netto dell’ironia, la problematica è seria, il fenomeno andrebbe analizzato a fondo, indagate le cause e successivamente studiate le eventuali soluzioni; soluzioni che non possono essere alla stregua del “Wilma, dammi la clava”, ma interventi seri, mirati e tarati sui  fattori che alimentano il fenomeno che possono essere davvero i più svariati (lunghe attese al pronto soccorso, posti di polizia non presidiati per le intere 24 ore, sfiducia diffusa nell’operato dei sanitari a causa di non sempre corretti messaggi veicolati dai media, carente formazione riguardo la gestione stati aggressivi…).

La riflessione nata dunque è che quando ci si qualifica come infermieri, su Facebook o qualsiasi altro Social, rivolgendosi a un pubblico ampio è necessario fare un’analisi dei problemi in maniera accurata, secondo i dettami della coscienza professionale e non secondo le proprie personalissime idee che possono condurre a un’immagine distorta della propria categoria di appartenenza.

 

É dunque ora di fare un uso etico dei Social, senza dimenticarsi che

“L’infermiere tutela il decoro personale ed il proprio nome. Salvaguarda il prestigio della professione”

[cfr. Codice Deontologico dell’Infermiere 2009]

A cura di Fabio Fedeli

 

 

 

 

Redazione #noisiamopronti
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